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	<title>New Wine Journal</title>
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	<description>Una nuova voce per il vino sul web</description>
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		<title>Agostino Uberti &#8211; il Franciacorta &#8216;senza fretta&#8217;</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Apr 2012 14:02:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Territorio e Tradizione]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un uomo grande c’è qualcosa da imparare anche quando tace. (Seneca) La scelta di Uberti, per continuare a parlare di Franciacorta, è nata, oltre per l’importanza e riconoscimenti ottenuti dai loro vini, per la curiosità di conoscere la storia di un personaggio ritenuto schivo e  un po’ refrattario ad un certo mondo (o se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>Da un uomo grande c’è qualcosa da imparare anche quando tace.</em></p>
<p><strong><em>(Seneca)</em></strong></p></blockquote>
<p>La scelta di Uberti, per continuare a parlare di Franciacorta, è nata, oltre per l’importanza e riconoscimenti ottenuti dai loro vini, per la curiosità di conoscere la storia di un personaggio ritenuto schivo e  un po’ refrattario ad un certo mondo (o se preferite modo) della comunicazione che ruota intorno al vino.</p>
<p><a href="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Uberti-Agostino.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3089" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Uberti-Agostino-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Mi parlavano di un personaggio poco incline a parlare (peraltro confermatomi dalla moglie Eleonora durante la nostra prima telefonata), ma con una idea del vino, non conforme al pensiero comune.</p>
<p>Se volete una sintesi della loro idea di vino (uso il loro perché la moglie Eleonora è parte integrante di questa cantina, e non ci sarebbero i loro vini, o meglio, sarebbero sicuramente diversi, se non ci fosse anche lei) è sufficiente che vi prendiate il tempo (perché non dovrete farvi assalire dalla smania del “click” selvaggio e incontrollato) di restare sulla loro “home-page” qualche minuto (www.ubertivini.it), dando il tempo alle immagini di scorrere e alle parole di comparire. “<em>Viticultori in Erbusco dal 1793</em>”; “<em>rispetto del territorio e dell&#8217;ambiente</em>”, “<em>la cantina come luogo di armonia</em>”, “<em>tecnologia e tradizione</em>”, “<em>non bisogna avere fretta</em>”, “<em>la mano dell’uomo</em>” ed infine “<em>il meglio come tradizione</em>”.</p>
<p>Poche semplici frasi, che riassumono perfettamente la filosofia di questa azienda e il pensiero degli attuali proprietari, che da qualche anno sono anche affiancati dalle figlie Silvia e Francesca.</p>
<p>Farseli raccontare direttamente dalla voce degli interessati ha tutto un altro fascino e vale bene il viaggio da Torino ad Erbusco.</p>
<p><strong>“<em>Viticultori in Erbusco dal 1793</em>”. <em>Non c’era ancora l’Italia, ma voi sì!</em></strong></p>
<p>Siamo gli eredi di una tradizione che dura da ben più di 150 anni. Ho ancora gli atti di divisione, che sono riuscito per caso a recuperare. All’epoca l’azienda era la classica azienda agricola promiscua. C’era un po’ di tutto: mucche, foraggi e la coltivazione della vite per il vino. Si diversificava anche per garantirsi una maggior sopravvivenza.</p>
<p><strong><em>Quando ha iniziato ad occuparsi dell’azienda?</em></strong></p>
<p>All’inizio mi occupavo d’altro e seguivo indirettamente l’azienda con mio zio. Mio papà, suo fratello, gestiva la trattoria in paese.  Dal 1977-78, invece, ho iniziato a dedicarmi unicamente alla nostra azienda subentrando a mio zio. Potrei dire che da quel momento mi sono completamente “cancellato” da qualsiasi altra attività. Oggi ci siamo noi con le nostre figlie, che hanno deciso di continuare la tradizione e hanno rappresentato per me e mia moglie lo stimolo a proseguire negli investimenti ,per dare così continuità all’azienda di famiglia.</p>
<p><a href="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Uberti-Vigneti.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3090" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Uberti-Vigneti-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p><strong><em>Avendo avuto due  figlie femmine, pensare di dare continuità alla tradizione di famiglia non deve essere stato così scontato?</em></strong></p>
<p>Infatti! La nostra primogenita (Silvia n.d.r.) diceva che il nostro lavoro non l’avrebbe mai fatto. Voleva fare la veterinaria; poi ricordo che un parente veterinario di mia moglie un giorno le disse: <em>“Tu, non sai minimamente cosa voglia dire fare il veterinario oggi …”.</em> Così un bel giorno, dopo aver approfondito di persona, è arrivata a casa e ci ha detto: <em>“E se mi iscrivessi ad Enologia?!”</em>. È così è stato. Si è iscritta a Milano, nel periodo d’oro di quella facoltà. Oggi, dopo aver fatto anche qualche esperienza in Italia e all’estero, è sempre più appassionata e ha iniziato via via ad inserirsi sempre più nella gestione dell’azienda e dal 2004 è stabilmente qui con noi. Lei con me, Francesca con la mamma a curare gli aspetti commerciali e amministrativi.</p>
<p><strong><em>Così si sente un po’ più tranquillo. Sia per la continuità della tradizione famigliare e sia  perché una figlia con il padre ha un rapporto meno “conflittuale” di un figlio!</em></strong></p>
<p>Tra padre e figlio forse ci sarebbe maggior competizione. Un figlio maschio caso mai non chiederebbe “<em>papà posso farlo?</em>”, semplicemente lo farebbe. Per competizione, per dimostrare le proprie capacità, la propria autonomia. Una figlia, forse, per il tipo di legame diverso che la lega al papà, te lo chiede. Questo è indubbiamente piacevole. Poi non creda, Silvia è molto determinata e negli anni ha saputo ritagliarsi una certa autonomia. Io cerco di lasciarle tutti gli spazi per farsi le proprie esperienze, ma al contempo non si sente ancora completamente pronta per decidere tutto da sola. Così continua a chiedermi sempre l’autorizzazione: <em>“Posso papà?”</em>, e questo per me, come genitore ancor prima  che come “vignaiolo”, è molto gratificante.</p>
<p><strong><em>Il passaggio generazionale sta funzionando bene, dunque?</em></strong></p>
<p>Direi di sì, speriamo che duri. Chiaramente non è facile lavorare con i figli, e sicuramente è altrettanto vero che per i figli non è facile lavorare con i genitori, ma è comunque molto bello. Lei sta conducendo le sue sperimentazioni; vinificazioni senza l’uso di lieviti aggiunti, con i soli lieviti indigeni e sta ottenendo risultati interessanti. La sua prima prova sono state 600 bottiglie; io mi sono permesso solo di “suggerirle” un approccio un po’ più cauto! Così l’anno dopo è passata a 4 barrique.</p>
<p><strong><em>A proposito di sperimentazioni. Ho letto che da qualche anno avete inserito anche l&#8217;uso dei tini di rovere troncoconici da 32 Hl. Perché questa scelta?</em></strong></p>
<p>Per avere qualcosa di nuovo, e poi avere “meno legno” nel vino. Noi abbiamo tre vinificazioni, acciaio, barrique e botte grande di rovere (dal 2000), che qui in Franciacorta non usa nessuno. Le barrique cedono molto di più, tant’è che sono diversi anni che abbiamo ridotto di molto l’uso di barrique nuove <em>(oggi la percentuale maggiore viene vinificata con legno “vecchio”)</em></p>
<p><a href="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Uberti-Cantina-01.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3091" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Uberti-Cantina-01-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p><strong><em>Qual è il fattore più importante per produrre un Metodo Classico?</em></strong></p>
<p>La terra. Il terreno è l’elemento più importante, poi viene la vigna ed infine il lavoro in cantina. Mi hanno proposto alcuni terreni ad Erbusco (la zona più pregiata della Franciacorta n.d.r.), ma non li avrei presi neanche gratis. I terreni che abbiamo nel tempo acquistato (<em>siamo passati dai 9 Ha del 1980, quando abbiamo cominciato, ai circa 26 odierni</em>), li abbiamo accuratamente scelti e selezionati, affinché avessero le caratteristiche che ci potessero garantire il prodotto con il livello di qualità che desideriamo. Nonostante l’importanza del lavoro dell’uomo nel produrre un Metodo Classico, l’elemento centrale è il terreno. A testimonianza di quanto sia determinante, caratterizzante ed importante il terreno nella produzione di questi vini; pensi che la vigna che non dista più di 5 metri da quella da cui produciamo il “Cumarì del Salem”, dà un risultato completamento diverso. Stiamo parlando di soli 5 metri.</p>
<p><strong><em>Quando avete iniziato con il Metodo Classico?</em></strong></p>
<p>La prima vendemmia è stata nel 1978</p>
<p><strong><em>Come è nata?</em></strong></p>
<p>Grazie a Franco Ziliani, che aveva iniziato qualche tempo prima (nel 1961 n.d.r.) a credere nelle potenzialità di questo territorio per questo tipo di vini. È stato lui l’ideatore, e a quei tempi era anche nostro consulente, con Cesare Ferrari che lo è ancora oggi. Lui ha avuto l’idea che poi pian piano si è diffusa e si è sviluppata in tutta questa zona. Per quanto mi riguarda, hanno contribuito in modo significativo ad orientare l’azienda in questa direzione, anche alcuni viaggi-studio all’estero organizzati dalla Regione Lombardia. All’inizio abbiamo provato con qualche centinaio di bottiglie, poi con la vendemmia 1978 abbiamo iniziato con 2000 bottiglie e via via crescendo di anno in anno.</p>
<p><strong><em>Si può dire che avete vissuto gli albori del Franciacorta!</em></strong></p>
<p>All’inizio non c’era neanche un disciplinare; pensi che si poteva addirittura utilizzare il metodo Charmat, poi abbandonato quasi subito. Il disciplinare all’inizio non era restrittivo e non prevedeva niente. Già allora avevamo comunque deciso di perseguire affinamenti più lunghi di quanto si facesse mediamente. Le prime annate prevedevano un affinamento di 24 mesi contro i 12 medi; già allora avevamo deciso di puntare su periodi più lunghi di quanto non preveda oggi il disciplinare per una cuvèe base.</p>
<p><strong><em>E negli anni avete continuato ad allungare i tempi di affinamento?!</em></strong></p>
<p>I 60 mesi li stiamo portando a 72; i 48 a 60 e per le cuvèe base stiamo passando dai 24 ad oltre 36 mesi. Poi c’è l’affinamento in bottiglia dopo la sboccatura: da un minimo di 6 mesi a 12 per le riserve, anche se ormai stiamo portandoci per tutti i vini sui 12 mesi base.</p>
<p><a href="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Uberti-Cantina-02.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3092" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Uberti-Cantina-02-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p><strong><em>Parlando di Metodo Classico. Vogliamo sfatare qualche mito?</em></strong></p>
<p>Nel corso degli anni e delle diverse degustazioni – anche alla cieca – mi sono sempre più convinto che una buona bottiglia di bollicine non vada aperta subito dopo la sboccatura, ma la si debba aspettare. Almeno un paio di anni. Noi, ormai convinti di questa teoria, abbiamo iniziato a riportare il mese e l’anno di sboccatura. È un’operazione un po’ rischiosa, perché ci sono molti clienti che ci stanno chiedendo già adesso <em>(l’intervista è avvenuta a Febbraio 2012 n.d.r.)</em> la sboccatura 2012. Diciamo che speriamo – e confidiamo &#8211; che il consumatore finale capisca. La dimostrazione della valenza di questa scelta?! Abbiamo recentemente fatto una degustazione di Champagne e Metodo Classico di vecchie annate, con un prodotto con 17 anni di sboccatura, ma la piacevolezza e la complessità che ne scaturivano erano assolutamente incredibili.</p>
<p><strong><em>Come deve essere un Grande Vino?</em></strong></p>
<p>Mi deve piacere un “Gran Tanto”! Un indicatore infallibile? Devo potermi bere tutta la bottiglia! Alla fine, è l’unico metro che conta.</p>
<p><strong><em>Prima ha parlato di Franco Ziliani, al tempo vostro consulente! Qual è ora il suo rapporto con l’enologo?</em></strong></p>
<p>Per noi l’enologo rimane un consulente e da quasi 40 anni è Cesare Ferrari. Tante cose che facciamo, le decisioni ultime le prendiamo solo io e mia figlia. Gli diamo i campioni, li porta in laboratorio, fa le analisi (perché i controlli vanno fatti), ci dà i risultati e ci da alcuni consigli, ma poi decidiamo noi.  Oggi tanti vini sono costruiti in laboratorio, per noi invece il vino deve rispecchiare noi stessi. Deve rappresentare la nostra idea di “<em>qualità</em>”, di “<em>rispetto del territorio, dell&#8217;ambiente e del tempo</em>”, di “<em>tradizione</em>”, di “<em>armonia tra tradizione, tecnologia e uomo</em>”.</p>
<p>Se il vino lo fa l’enologo non è più il mio vino, il nostro vino!</p>
<p><strong><em>In questi 32 anni di attività, qual è stata la più grande soddisfazione e la maggiore delusione?</em></strong></p>
<p>Fortunatamente non ho avuto grandi delusioni. La soddisfazione più grande è quella di veder riconosciuto, anno dopo anno, il lavoro, la qualità e la passione che mettiamo nel realizzare i nostri prodotti. Se devo citare un episodio in particolare: il riconoscimento ottenuto come “Migliori Bollicine d’Italia” da “Il Gambero Rosso alla sua 3° edizione. Siamo stati i terzi dopo Ca’ del Bosco e Giulio Ferrari.</p>
<p><strong><em>Progetti per il futuro?!</em></strong></p>
<p>Stiamo lavorando alle cuvèe di più vendemmie. La prima cuvèe di 5 vendemmie dal 2002 al 2006 imbottigliata nel 2007 è in affinamento in bottiglia in questo momento. Le 10 vendemmie dal 2002 al 2011 viene imbottigliata quest’anno. I primi assaggi ci stanno dando molte soddisfazioni. Il prodotto che ne deriva si fa apprezzare per una maggiore complessità. Stiamo lavorando alle 20 vendemmie.</p>
<p><a href="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Uberti-Cantina-03.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3093" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Uberti-Cantina-03-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p><strong><em>Mai pensato a fare un Franciacorta con solo Pinot Nero?</em></strong></p>
<p>Abbiamo provato ma non abbiamo ottenuto grandi risultati, perlomeno non come li intendevo io. A mio avviso per questo territorio i migliori risultati si ottengono con i Blanc de Blancs. Il Pinot Nero non fa male; ma le nostre riserve sono fatte solo con Chardonnay. Il Pinot Nero lo usiamo, in assemblaggio, per il rosé e per la cuvée Francesco 1°</p>
<p><strong><em>Se per un giorno fosse assessore regionale all’agricoltura?</em></strong></p>
<p>Se ci fosse meno burocrazia, e nel nostro settore è purtroppo sempre in aumento, riusciremmo a lavorare meglio. Noi abbiamo tre denunce da fare annualmente. Quest’anno per la prima volta, con una unica denuncia si comunica con tre Istituti, prima ne servivano 3. Ma forse non è sul politico che si dovrebbe agire per cambiare. Il politico cambia, certi dirigenti sono sempre lì, e sembra che lavorino per perpetuare il loro ruolo!</p>
<p><strong><em>Come è cambiato il mondo del vino da quando ha iniziato nel 1978?</em></strong></p>
<p>Sicuramente è molto cambiato. Se parliamo di clima e vendemmie, vent’anni fa in alcuni annate si vendemmia il 20 di settembre, ma comunque mai prima del 9-10 settembre. Quest’anno abbiamo vendemmiato il 10 di agosto; ed io sono sempre tra gli ultimi a vendemmiare. Parlando più in generale, direi in meglio, se pensiamo a tutti gli sforzi per rispettare sempre di più la qualità, la tradizione e la tipicità del territorio. In peggio, se pensiamo a quanti vini “costruiti” troviamo ancora sugli scaffali delle enoteche.</p>
<p><strong><em>Cosa la infastidisce maggiormente?</em></strong></p>
<p>Sentire ancora fare paragoni tra Champagne e Franciacorta. Non ha alcun senso. Sono due zone completamente diverse; terreni diversi, climi diversi ed è per questo che non vanno confrontate. Da noi c’è  un clima meno freddo, quindi risultiamo più bassi di acidità. Nei nostri vini devi cercare caratteristiche diverse da quelle che ricerchi in uno Champagne.</p>
<p><strong><em>Quanta difficoltà incontrate nel comunicare la vostra “idea di vino”?</em></strong></p>
<p>Per la verità noi non ci impegniamo neanche tanto a comunicarla! Fortunatamente non abbiamo questo problema. Ai nostri clienti piace il nostro prodotto, che rispecchia la nostra “<em>idea di vino</em>” ed è fatto come piace a noi. Quindi è abbastanza semplice, perché è il nostro vino a comunicare per noi.  Qualcuno lo può contestare; spesso si sente parlare dello stile Uberti che si stacca da quello che è lo stile tipico di Franciacorta, ma a me va bene così. Anzi, mi fa piacere!</p>
<p><strong><em>Come si deve caratterizzare un vostro vino? Cosa  vuol dire stile Uberti?</em></strong></p>
<p>I nostri vini nascono dalla terra. Per questo crediamo nel rispetto del territorio e dell’ambiente. Non utilizziamo diserbanti; si lavora meccanicamente o a mano dove non arrivano le macchine. I concimi chimici non esistono e utilizziamo solo letame. I trattamenti sono ridotti al minimo e solo quando è necessario intervenire (non possiamo pensare di buttare il lavoro di un anno per non voler utilizzare con accortezza un certo tipo di prodotto). Questo deve emergere dai nostri vini: il desiderio e la passione di offrire il meglio. Come tradizione.</p>
<p><a href="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Uberti-Cantina-05.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3094" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Uberti-Cantina-05-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p><strong>Vino e Musica</strong></p>
<p><strong><em>Eleonora:</em></strong> Musica e vino? Mi piace l’idea, perché mi piace la musica, quella bella. Non conosco bene la musica classica; io sono più per la musica italiana. Ho sempre avuto un sogno: avere un juke-box. Di quelli degli anni ’60, con i 45 giri originali per ascoltare la musica di quei tempi. Ma non me lo hanno ancora voluto esaudire!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(Questa dichiarazione, oltre a testimoniare l’amore e l’idea di musica della signora Eleonora, ha una sua “missione” precisa, che solo gli interessati conoscono! n.d.r.)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Franciacorta Brut Francesco I – (Chardonnay 75%, Pinot Bianco 15%, Pinot Nero 10%)</strong></p>
<p><strong><em>Eleonora</em></strong>: Il vino è una cosa semplice e deve essere descritto in modo semplice. Se parliamo di musica, allora possiamo dire che il vino e la musica si assomigliano. La buona musica la riconosci, è quella che si fa riascoltare; la senti e la risenti e non ti stanca mai. Così il vino; quelli buoni sono quelli che si fanno bere, e non ti fermi al primo bicchiere, ma continui, bicchiere dopo bicchiere, e ti finisci la bottiglia che non te ne sei accorto. Ecco: quando si vuota la bottiglia allora è un buon vino! Per me il Francesco I è <strong>Celentano</strong> degli anni ’60. Quando cantava e non predicava.</p>
<p><strong><em>Agostino</em></strong>: Sono d’accordo. Celentano va benissimo.</p>
<p> <a href="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Sublimis.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3095" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Sublimis.jpg" alt="" width="261" height="266" /></a></p>
<p><strong>Franciacorta Non Dosato Sublimis – (Chardonnay 100%)</strong></p>
<p><strong><em>Eleonora</em></strong>: Gli hai raccontato del Sublimis?</p>
<p><strong><em>Agostino: </em></strong> Le Riserve le abbiamo sempre fatte con terreni di mia proprietà. Il Sublimis, invece, proviene da vigneti di proprietà di mia moglie. Se non lo racconto, rischio un incidente “familiare”!</p>
<p>È un vino che viene dalla sua terra; e guai a me se non l’avessi prodotto: rischiavo il divorzio (<em>ci racconta sorridendo</em>). Questo vino proviene da un terreno completamente diverso dagli altri. Non è di Erbusco, ed anche qui c’è solo chardonnay. Il vigneto lo abbiamo aspettato. Abbiamo avuto tanta pazienza; adesso ha quasi 20 anni prima, e la prima vendemmia risale al 2000. Siamo partito con 5 anni di affinamento e ora si è deciso di passare a 6, a tutto vantaggio della complessità.</p>
<p><strong><em>Eleonora</em></strong>: Per questo vino ci vuole una donna: Mina. Chi meglio di lei? Per me è il massimo; è perfetta per questo vino.</p>
<p><strong><em>Agostino</em></strong>:  Questo è un vino di impostazione diversa dai nostri soliti Franciacorta. È un vino più impegnativo, ha quasi la struttura di un rosso. Da noi spesso è servito con lo “spiedo bresciano” (un involtino fatto di coppa, maiale, uccelletti, burro a volontà e cotto per 5 ore). Anche questa volta sono d’accordo con mia moglie. E come potrei non esserlo su questo vino! Vada per <strong>Mina</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Franciacorta Extra Brut Comarì del Salem – (Chardonnay 100%)</strong></p>
<p><strong><em>Agostino: </em></strong>Questo vino ha una storia lunga. È nato nel 1981. Ha questo nome perché mio nonno l’aveva acquistato dal figlio della comare, e il figlio della comare è il comarì. È un vino più bevibile del Sublimis, quindi risulta come prima beva, più piacevole. È un vino da aspettare, e che più lo aspetti e più emozioni sa regalarti. Stiamo aspettando i magnum della cuvèe 5 anni, che presenteremo il prossimo anno in occasione dei nostri 35 anni di spumantizzazione (1978 – 2013).</p>
<p><strong><em>Eleonora</em></strong>: Qui ci vuole Gianni Morandi, ma anche Massimo Ranieri potrebbe accompagnarsi bene.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Agostino ed Eleonora sono una bella coppia, e credo di non dire una banalità nell’affermare che non ci sarebbe l’uno senza l’altra e viceversa: e i loro vini, rispecchiano il carattere di entrambi! Le “bollicine” di Eleonora, il “corpo” e la “struttura” di Agostino. Che i loro vini siano buoni e fatti bene, lo confermano anno dopo anno i riconoscimenti che gli vengono attribuiti da tutte le migliori guide; quello che io ho potuto apprezzare e che sono vini con un’anima. Sono vini che si distinguono per personalità e per l’unicità del loro stile. Non sono “banali”; in ognuno di questi vini, se li bevete con calma e attenzione ritroverete “assemblati” in modo diverso, i caratteri di Agostino ed Eleonora.</p>
<p><strong>PS</strong></p>
<p>Tra l’intervista e la pubblicazione ho avuto il piacere di assaggiare al Vinitaly l’anteprima della loro Cuvèe dei 5 anni. Un vino di straordinaria complessità, eleganza e piacevolezza. Una delle migliori bollicine italiane che abbia bevuto! Da non perdere, quando uscirà!</p>
<p> <a href="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Francesco-I1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3097" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Francesco-I1.jpg" alt="" width="255" height="259" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Vini Assaggiati</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Franciacorta Brut Francesco I – (Chardonnay 75%, Pinot Bianco 15%, Pinot Nero 10%)</strong></p>
<p>Colore giallo paglierino intenso. Perlage fine e persistente. Al naso si presenta con un profumo intenso di crosta di pane, poi note agrumate, di mandorle tostate e pesca. In bocca si fa apprezzare per freschezza e sapidità ed una buona persistenza. Vino per musica, vivace, brillante e fresca. <strong>Zaz</strong> – <strong><em>Je Veux</em>.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Franciacorta Non Dosato Sublimis &#8211; 2003 degorgiato 02/2010 &#8211; (Chardonnay 100%)</strong></p>
<p>Colore giallo d’orato con riflessi verdolini. Il perlage è intenso e persistente. Al naso si presenta intenso con piacevoli sentori di frutta tropicale, agrumi canditi, miele e fiori gialli. Poi note tostate di mandorle, crosta di pane e con un finale minerale. Al sorso è accattivante e sorprende per il perfetto equilibrio tra morbidezza e freschezza, e con piacevoli note evolutive. Lungo e persistente. Opto anch’io per una voce femminile. Che misceli dolcezza con qualche nota dura! <strong>Adele</strong> <strong>–</strong> <strong><em>Rolling in the deep</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Franciacorta Extra Brut Comarì del Salem &#8211; 2006 degorgiato 03/2010 -</strong> <strong>(Chardonnay 100%)</strong></p>
<p>Colore giallo d’orato, con ancora accentuate sfumature verdognole. Perlage sottilissimo e molto persistente. Il profumo è potente e complesso. Note di pasticceria, nocciole tostate, fiori di camomilla, frutta gialla e agrumi canditi, note minerali e un lieve sentore di legno. Opulento, elegante di struttura per freschezza e sapidità. Persistente con un piacevole finale minerale. Qui scelgo <strong>Paolo Conte</strong>, perché un po’ Agostino me lo ricorda, e poi perché il suo Jazz è perfetto per questo vino. Una musica vivace, ma piena e complessa: <strong><em>Architetture Lontane</em></strong></p>
<p><a href="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Comarì-del-Salem.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3098" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Comarì-del-Salem.jpg" alt="" width="255" height="259" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>FEBBRAIO 2012</title>
		<link>http://newwinejournal.it/03/2012/editoriale-febbraio-2012.html</link>
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		<pubDate>Sat, 03 Mar 2012 00:08:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ian D'Agata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Numero: 26 | Febbraio 2012]]></category>

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		<description><![CDATA[Sotto il blog, niente. Ricevo con grande piacere da Rocco Lettieri, giornalista del vino di lungo corso, grande sostanza ed ancora maggiore bravura, un suo personale “sfogo” contro blogger e pseudo-esperti del mondo del vino di oggi. I lettori di NWJ più attenti ricorderanno il mio editoriale del mese scorso, che fra le altre cose [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Sotto il blog, niente.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ricevo con grande piacere da Rocco Lettieri, giornalista del vino di lungo corso, grande sostanza ed ancora maggiore bravura, un suo personale “sfogo” contro blogger e pseudo-esperti del mondo del vino di oggi. I lettori di NWJ più attenti ricorderanno il mio editoriale del mese scorso, che fra le altre cose sanciva, in maniera nemmeno tanto velata, quanto poco io consideri, ma più semplicemente quanto poco valgano, la quasi totalità dei blog di vino che appestano il mondo di internet italiano. Intanto leggiamoci questi due bei interventi di Rocco Lettieri e quello ripreso da E-lettre Vitisphere che ha ispirato lo scritto di Rocco. Dopo di che, altre mie personali considerazioni a chiudere.</p>
<p style="text-align: justify;">Lettieri scrive:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Sono del parere che il troppo storpia e qualcosa andrebbe rivisto e &#8220;moderato&#8221; in questo ambito. Sono tutti diventati bravi, anzi bravissimi e forse non hanno mai &#8230;camminato la terra, la terra, la terra, del mio Maestro GINO&#8230;.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>…. Poca carta e tanta sostanza. Oggi tutto lo scibile sul vino viene scritto (o trascritto) ma non si sa nulla di chi scrive e quali le sue &#8220;esperienze degustative&#8221; fatte a monte. Parlano di Krug, Dom Perignon, Jacques Selosse, Egly-Ouriet come se tutti a giorni a casa loro pasteggiassero con questi grandi capolavori.</em><em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ieri sera mi sono accontentato a casa mia di degustare un MARSANNE RESERVE 2009 di La Forge Estate (Vin de Pays DOC) a firma di Jean Claude Mas e Giorgio Grai &#8211; costo in enoteca 15 euro, un VIOGNIER 2010 di Limoux-Languedoc del Domaine Astruc &#8211; costo 18 euro &#8211; e un PULIGNY-MONTRACHET 1°CRU LES PUCELLES del Domaine Leflaive &#8211; costo zero, offertami da Antoine Lepetit dello stesso Domaine &#8211; solo per mio uso e consumo (c&#8217;è ancora tanto da imparare) senza riportare una sola riga di queste esperienze che alla fine servono solo a me e non debbo raccontare agli altri quello che provo io.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Che poi tutto è relativo, perché molto importante è anche il contesto di dove e come queste bottiglie vengono degustate o meglio &#8220;bevute&#8221;, perché alla fine quando il vino è buono e non devi guidare, si tracanna, e la sola consolazione che ti resta per capire se il vino era buono, è la bottiglia o le bottiglie vuote. Prosit!!”</em></p>
<p style="text-align: justify;">- &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; -</p>
<p style="text-align: justify;">E-lettre Vitisphere scrive:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Blogger e giornalisti</em><em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Perché ci siano grandi vini, è necessario, come giustamente dice Denis Dubourdieu, produttori di vino per la produzione di questi grandi vini, commercianti che possono vendere, consumatori che vorranno acquistarli e la quarta condizione da valutare sono le critiche del vino.</em><em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Alcuni blogger e giornalisti&#8221;:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Questa non è una favola, ma un dramma in 3 atti e probabilmente da raccontare in una decina di righe.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>1) In primo luogo, con l’avvento di Internet, dei blogger e dei social network chiunque può dare consigli, con o senza talento, spesso senza alcuna esperienza e sempre per la sua auto-promozione</em><em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>2) Poi la crisi della stampa e soprattutto della stampa del vino (meno di 300 giornalisti che scrivono sulla vigna, sul vino sul cibo in Francia! Pochi soldi, niente risorse, nessuna indipendenza e non si osa più fare vera critica.</em><em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>3) Atto terzo e ultimo: la scomparsa dell’arte della critica del vino &#8230; persa dalla molteplicità di riferimenti, di fonti, di prezzi e il consumatore perde la fiducia e protegge se stesso riducendo i propri acquisti di vini! Per evitare il dramma, i giornalisti e gli editori, di carta o digitali, devono incontrarsi per ridare un senso al giornalismo del vino, ridefinire l&#8217;arte della critica. Infine, volontà di certificare il rating dei critici di vino “competenti” da parte di una Autority; in caso contrario le tecnologie digitali potrebbero imporre la dittatura di una democrazia virtuale.</em><em></em></p>
<p style="text-align: justify;">          <em>- &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8212; &#8211; - &#8211; &#8211;  &#8211; -   &#8211; &#8211;  &#8212; &#8211; &#8212; </em></p>
<p style="text-align: justify;">Che dire? Parole sacrosante. Lascio perdere, perché ne ho già scritto, la maleducazione, l’inciviltà, l’invidia di molti di coloro che scrivono su internet; tanto, non costa nulla, e pazienza se praticamente nessuno di questa gente potrebbe mai sperare di scrivere su un periodico di vino che sia appena appena serio. Qui però la colpa è anche dei produttori di vino, che devono piantarla, una volta per tutte, di dare retta e spazio a gente per la maggiore parte anche senza o con pochissima esperienza che non conta nulla e che ancora meno aiutano a vendere una bottiglia che sia una di vino. Anzi, così facendo non fanno altro che aumentare costi e spese per se stessi e tutto il comparto vitivinicolo. In Italia, a leggere certi blog si direbbe che a qualcuno interessi davvero cosa pensino in fatto di vino i nostri tanti sommelier-bancari o sommelier-assicuratori. Chi invece ha un cervello dà il giusto peso, e ascolta, il sommelier di Pinchiorri o di Le Calandre. Ma già, si tratta degli stessi blog dove  nessuno sembra rendersi conto che i premi che solo quindici anni fa modificavano davvero in meglio il fatturato delle aziende vitivinicole, oggi invece non portano nulla. Piaccia o no, la realtà è questa: le riviste o periodici di vino che contano davvero qualcosa e che aiutano a vendere il vino sono tutte straniere, e sono solo quattro, Wine Spectator, Decanter, The Wine Advocate e l’International Wine Cellar. Per i vini francesi, ma in Francia, perché all’estero la seguono in pochi (com’è giusto che sia, dato che negli anni recenti tutti i migliori degustatori se ne sono andati), si può aggiungere anche la Revue du Vin. Poi qualche sito internet, come quello di Jancis Robinson. Tutto il resto conta pochissimo. Perchè sotto il vestito di quei tanti signori e signore, niente.</p>
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		<title>I Vini Preferiti dalla Redazione nel mese di Gennaio 2012</title>
		<link>http://newwinejournal.it/03/2012/i-vini-preferiti-dalla-redazione-nel-mese-di-gennaio-2012.html</link>
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		<pubDate>Sat, 03 Mar 2012 00:08:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli speciali del NWJ]]></category>
		<category><![CDATA[Numero: 26 | Febbraio 2012]]></category>

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		<description><![CDATA[Continuiamo la rubrica iniziata nel mese di giugno 2010, nella quale la redazione del New Wine Journal riporta i vini che ogni mese ha presentato nelle varie lezioni dei corsi, nelle degustazioni che guidiamo alla Wine School, ma anche i vini assaggiati in giro per l’Italia. I vini sono elencati in ordine alfabetico nell’ambito della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Continuiamo la rubrica iniziata nel mese di giugno 2010, nella quale la redazione del New Wine Journal riporta i vini che ogni mese ha presentato nelle varie lezioni dei corsi, nelle degustazioni che guidiamo alla Wine School, ma anche i vini assaggiati in giro per l’Italia.</p>
<p>I vini sono elencati in ordine alfabetico nell’ambito della regione di provenienza e per produttore.<strong><br />
</strong></p>
<p>Tonì 2007                                                         <em>Cataldi Madonna                           </em>ABRUZZO</p>
<p>Pinot Grigio 2010                                               <em>Pahnhof                                       </em>ALTO ADIGE</p>
<p>Teodosio 2009                                                    <em>Basilisco                                      </em>BASILICATA</p>
<p>Tisaloro 2009                                                      <em>Lento                                           </em>CALABRIA</p>
<p>Falanghina 2010                                                 <em>Terredora                                    </em>CAMPANIA</p>
<p>Greco di Tufo2010                                               <em>Terredora                                    </em>CAMPANIA</p>
<p>Fiano di Avellino 2010                                         <em>Vinosia</em>                                        CAMPANIA</p>
<p>Malvasia 2008                                                    <em>Castello di Rubbia</em>                       F. V. G.</p>
<p>Pignolo di Buttrio 2007                                       <em>Dorigo                                         </em>F. V. G.</p>
<p>Tazzelenghe 2007                                               <em>Dorigo                                         </em>F. V. G.</p>
<p>Schioppettino di Prep. 2008                                <em>La Viarte                                     </em>F. V. G.</p>
<p>Fiore di Campo 2010                                          <em>Lis Neris                                      </em>F. V. G.</p>
<p>Refosco del Peduncolo Rosso 2010                    <em>Luisa                                           </em>F. V. G.</p>
<p>Sauvignon 2009                                                  <em>Volpe Pasini</em>                                F. V. G.</p>
<p>Sauvignon 2010                                                  <em>Volpe Pasini</em>                                F. V. G.</p>
<p>Rosato del Frusinate 2010                                   <em>Cominium                                   </em>LAZIO</p>
<p>Argento 2010                                                      <em>Ronci di Nepi                              </em>LAZIO</p>
<p>Riflessi 2010                                                       <em>Sant’Andrea</em>                                LAZIO</p>
<p>Verdicchio Federico II° 2010                                 <em>Montecappone</em>                             MARCHE</p>
<p>Vigna Elena Riserva 2005                                     <em>Elvio Cogno                                </em>PIEMONTE</p>
<p>Dule Riserva 2007                                              <em>Gabbas                                        </em>SARDEGNA</p>
<p>Etna Rosso 2008                                                <em>Cottanera                                    </em>SICILIA</p>
<p>Cartacanta 2008                                                 <em>Basile</em>                                          TOSCANA</p>
<p>Pietra Rossa 2008                                               <em>Contucci                                      </em>TOSCANA</p>
<p>Il Castagnino 2008                                               <em>Fabrizio Dionisio                        </em>TOSCANA</p>
<p>Le Cinciole 2008                                                 <em>Le Cinciole                                  </em>TOSCANA</p>
<p>Rosso dei Notri 2010                                           <em>Tua Rita                                      </em>TOSCANA</p>
<p>Syrah 2009                                                         <em>Tua Rita                                      </em>TOSCANA</p>
<p>Le Colombare 2007                                              <em>Pieropan                                     </em>VENETO</p>
<p>Lugana 2010                                                       <em>Zenato</em>                                         VENETO</p>
<p>In alcune degustazioni sono state fatte le foto alle bottiglie e così le presentiamo.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Sabato 21 Gennaio: I Migliori Vini della Guida 2012</span></strong></p>
<p>Nus Malvoisie 2009                                            <em>Les Granges                                </em>VALLE AOSTA</p>
<p>Villa Bucci Riserva 2008                                     <em>Bucci</em>                                           MARCHE</p>
<p>Caiatì 2010                                                         <em>Alois                                            </em>CAMPANIA</p>
<p>Colle Ticchio 2009                                               <em>Corte dei Papi                             </em>LAZIO</p>
<p>Barbazzale 2010                                                 <em>Cottanera                                    </em>SICILIA</p>
<p>Chianti Rufina 2009                                             <em>Travignoli                                    </em>TOSCANA</p>
<p>Chianti Classico Ris. 2008                                   <em>La Porta di Vertine                     </em>TOSCANA</p>
<p>Il Poggio Riserva 2007                                        <em>Castello di</em> <em>Monsanto                   </em>TOSCANA</p>
<p>Dule Riserva 2007                                              <em>Gabbas                                      </em>SARDEGNA</p>
<p>Moscato di Scanzo 2007                                     <em>La Brugherata                             </em>LOMBARDIA</p>
<div id="attachment_2953" class="wp-caption aligncenter" style="width: 733px"><a href="http://newwinejournal.it/03/2012/i-vini-preferiti-dalla-redazione-nel-mese-di-gennaio-2012.html/migliorivini" rel="attachment wp-att-2953"><img class="size-full wp-image-2953" title="MiglioriVini" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/MiglioriVini.jpg" alt="" width="723" height="358" /></a><p class="wp-caption-text">Degustazione &quot;Migliori Vini&quot;</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Sabato 28 Gennaio: Taurasi, Taburno e Vulture</span></strong></p>
<p>llunis 2008                                                          <em>Caputalbus</em>                                  CAMPANIA</p>
<p>Terra di Rivolta Ris. 2007                                      <em>Fatt. La Rivolta</em>                           CAMPANIA</p>
<p>Maiardi Riserva 2007                                             <em>Torre del Pagus</em>                          CAMPANIA</p>
<p>Likos 2008                                                            <em>Mastrodomenico</em>                         BASILICATA</p>
<p>Basilisco 2008                                                    <em>Basilisco                                      </em>BASILICATA</p>
<p>Eleano 2007                                                        <em>Eleano                                         </em>BASILICATA</p>
<p>Taurasi 2007                                                        <em>Donnachiara</em>                               CAMPANIA</p>
<p>Fatica Contadina 2004                                         <em>Terredora                                    </em>CAMPANIA</p>
<p>Taurasi Riserva 2003                                             <em>Contrade di Taurasi</em>                    CAMPANIA</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_2954" class="wp-caption aligncenter" style="width: 649px"><a href="http://newwinejournal.it/03/2012/i-vini-preferiti-dalla-redazione-nel-mese-di-gennaio-2012.html/aglianico" rel="attachment wp-att-2954"><img class="size-full wp-image-2954" title="Aglianico" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Aglianico.jpg" alt="" width="639" height="335" /></a><p class="wp-caption-text">Degustazione &quot;Aglianico&quot;</p></div>
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		<title>Sangiovese e Brunello</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Mar 2012 00:07:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Di Spirito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero: 26 | Febbraio 2012]]></category>
		<category><![CDATA[Viticoltura e vini]]></category>

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		<description><![CDATA[Parlare di Brunello e/o di Sangiovese è diventato estremamente difficile, perché è stato detto tutto ed il contrario di tutto. E’ uno dei pochissimi vitigni italiani che, se coltivato nel modo giusto ed in zona particolarmente adatta alle sue caratteristiche, può essere vinificato in purezza e dare un grandissimo vino, come solo il Nebbiolo ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parlare di Brunello e/o di Sangiovese è diventato estremamente difficile, perché è stato detto tutto ed il contrario di tutto.</p>
<p>E’ uno dei pochissimi vitigni italiani che, se coltivato nel modo giusto ed in zona particolarmente adatta alle sue caratteristiche, può essere vinificato in purezza e dare un grandissimo vino, come solo il Nebbiolo ed il Pinot Noir possono dare. I francesi non ne parlano, ma, in segreto, ce lo invidiano.</p>
<p>Ecco perché parlerò di Brunello; nel resto della Toscana il Sangiovese viene vinificato in purezza non da tutti.</p>
<p>A detta di produttori, agronomi ed enologi, però, la sfida che si porrà nei prossimi anni sarà molto difficile. L’innalzamento della temperatura media ha sorpreso i viticoltori con delle pratiche colturali arretrate o, comunque, non adeguate ai tempi nè alle possibilità che le conoscenze tecniche mettono oggi a disposizione.</p>
<p>Ripercorrendo la storia di questo vitigno e del Brunello si può capire meglio lo stato attuale e la necessità di “ricominciare” con altri presupposti e nuovi metodi, senza però stravolgere la tradizione.</p>
<p>Di vino “Rosso di Montalcino” se ne parla dal Medioevo. La strada Francigena era la meno pericolosa e la meno disastrata per quanti si recavano a Roma e le soste frequenti fecero del piccolo comune un porto franco. Il vino rosso locale piaceva molto; la qualità era costantemente alta e se ne aumentò la produzione in conseguenza dell’aumento della richiesta.</p>
<p>Questo vino aveva già raggiunto una grande popolarità riconosciutagli anche in Francia, dove non era raro che gli venissero assegnati dei premi e riconoscimenti molto ambiti. In quei concorsi venivano presentati anche vini con un certo invecchiamento; proprio questa era la caratteristica peculiare del Brunello che alcuni produttori di Montalcino volevano fosse universalmente riconosciuta: la capacità di reggere un lungo invecchiamento.</p>
<p><strong><em>Biondi Santi</em></strong></p>
<p>Negli anni ‘60 del 1800 Clemente Santi selezionò le uve più adatte alla conformazione geologica del territorio ilcinese ed intuì la capacità e la predisposizione di questo vino rosso di invecchiare.</p>
<p>Un decennio dopo il nipote Ferruccio Biondi Santi osservò che un clone di Sangiovese “Grosso” era il più resistente alle malattie; selezionò le piante “madri” dalle quali diffondere quel clone in tutto il vigneto e, in controtendenza con tutta la Toscana, lo vinificò in purezza, adottando, al contempo, l’usanza delle lunghe macerazioni ed un lungo invecchiamento in grandi botti di rovere, prima dell’imbottigliamento: una maturazione lenta e lunga porta sicuramente ad una sicura longevità.</p>
<p>In tempi più recenti quel clone è stato denominato BBS 11 (Brunello Biondi Santi, vite n° 11).</p>
<p>Seguendo solo l’intuizione e l’istinto (proseguendo le importanti esperienze del nonno) conferì al “brunello di Montalcino” (inizialmente con la b minuscola; questo aggettivo era dovuto alla particolare colorazione che assumevano le bucce di questo clone durante la fase di maturazione) due caratteristiche importanti e universalmente riconosciute: qualità eccezionale e longevità del vino.</p>
<p>Di fatto furono istituiti i canoni del futuro disciplinare del Brunello di Montalcino.</p>
<div id="attachment_2936" class="wp-caption aligncenter" style="width: 710px"><a href="http://newwinejournal.it/03/2012/sangiovese-e-brunello.html/greppo" rel="attachment wp-att-2936"><img class=" wp-image-2936" title="Greppo" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Greppo.jpg" alt="" width="700" height="425" /></a><p class="wp-caption-text">Tenuta il Greppo</p></div>
<p>Dopo aver “inventato” il Brunello, la famiglia Biondi Santi ha sempre proseguito l’opera di innovazione pur rimanendo strettamente legato alla tradizione. Da sempre hanno “fatto cantina”: della produzione annua (circa 80 mila bottiglie tra Rosso, Brunello e Riserva) una parte viene conservata nelle loro cantine per conto terzi o viene venduta ulteriormente invecchiata. Da qui la pratica della “Ricolmatura” delle bottiglie di vecchie Riserve con vino della stessa annata; naturalmente questa pratica è estesa anche alle bottiglie di proprietà dei collezionisti che lasciano le loro bottiglie nelle cantine del produttore.</p>
<p>La cantina sembra un laboratorio molto pulito ed ordinato, dove le novità tecnologiche (le più avanzate ed essenziali) sono perfettamente integrate alle intramontabili attrezzature di vecchia concezione: alle grandi botti di Slavonia.</p>
<div id="attachment_2935" class="wp-caption aligncenter" style="width: 711px"><a href="http://newwinejournal.it/03/2012/sangiovese-e-brunello.html/cantinabiondisanti" rel="attachment wp-att-2935"><img class="size-full wp-image-2935" title="CantinaBiondiSanti" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/CantinaBiondiSanti.jpg" alt="" width="701" height="455" /></a><p class="wp-caption-text">La Cantina Biondi Santi</p></div>
<p>L’azienda oggi è saldamente nelle mani di Franco Biondi Santi che ha al suo attivo oltre 70 vendemmie.</p>
<p>Ancora oggi è lui che riceve ospiti e visitatori, racconta loro la storia della sua famiglia e del suo Brunello e li accompagna nella degustazione dei suoi vini. E’ ancora lui che sovrintende a tutte le operazioni importanti dell’azienda e della vendemmia. E lo fa con lungimiranza. In un momento di debolezza economica, ha ceduto una parte dell’azienda; non quella che conteneva il “core business”, ma la parte che commercializza il prodotto finale. Ai primi disaccordi, la divisione è stata facile da formalizzare ed il Brunello è rimasto saldamente nelle sue mani.</p>
<p>Dal 1880 la strada percorsa da questo vino è lunga. Il vino viene esportato in tutto il mondo. I produttori, oggi, sono oltre 350; sono stati allargati i territori adibiti alla produzione di Brunello e sono cresciute le esigenze dei produttori. Ci sono stati anche periodi bui e vergognosi (Brunellopoli) e, ancora oggi, si parla di “rinforzare” il Rosso di Montalcino con altre uve a bacca rossa (Cabernet, Merlot, Syrah) per facilitarne le vendite. I contrasti in seno al Consorzio non sono leggeri, soprattutto perché ci sono rapporti squilibrati fra i soci ed alcune posizioni dominanti (poche unità) vorrebbero imporre innovazioni non “tradizionali” al Disciplinare.</p>
<p>Questi aspetti sono stati trattati in un convegno tenuto nell’ambito dell’evento “Sangiovese Purosangue” svoltosi di recente a Roma. Erano presenti circa 50 produttori e sembrava una riunione di famiglia allargata, in allegria; finalmente avevano la possibilità di dire la loro opinione.</p>
<p>Nonostante il titolo dell’evento, sembrava che stessero lì a difendere il grande accusato, il Rosso di Montalcino, per quanto accorate erano le loro parole. Per questa volta il Consorzio non ha deliberato di modificare il disciplinare, introducendo l’utilizzo di altri vitigni a bacca rossa (leggi Merlot, Cabernet, ecc.) per “rinforzare” il Rosso e renderlo più appetibile sui mercati. Che strano! Si è da poco superato “brunellopoli”, ed ora si ha l’ardire di voler legalizzare ciò che non era permesso! Sembra che alcuni produttori importanti abbiano minacciato di uscire dal Consorzio. Emblematica la posizione di Biondi Santi: “Perché cambiare il disciplinare! Per fare, in maniera legale, ciò che già fate da molti anni?”. Qualcuno, infatti, ha avuto il coraggio di ammettere che il blend con il Merlot si praticava sin dal 1985. Io credo che il mondo della critica e dei media debba registrare fedelmente quali siano le posizioni in campo, cosa sia più favorevole al consumatore e denunciare quali leggi o disciplinari vengano infranti. E’ difficile condividere la presa di posizione di un noto giornalista e comunicatore del vino in difesa di un produttore che ha solo uno scopo commerciale, non la difesa della tipicità e della tradizione del Rosso. Permettere il “rinforzo” del Rosso (e del Brunello in seguito) significa diminuirne il valore dell’unicità e della tipicità. Se è vero, come è vero, che il Sangiovese assume caratteristiche organolettiche uniche a Montalcino, aggiungendo Merlot e/o Cabernet si va verso una “omologazione” del Brunello, si facilita ad altri produttori di altre zone d’Italia e del mondo il compito di imitare quei vini e fare un Brunello anche in Nuova Zelanda o in Sudafrica.</p>
<p>Molto interesse ha suscitato l’intervento di <strong><em>Maurizio Castelli</em></strong>, enologo con oltre quaranta anni di esperienza in Montalcino.</p>
<p>Innanzi tutto, rivolgendosi ai produttori, ha stigmatizzato alcuni punti importanti:</p>
<p>1)      Intanto avete respinto una modifica al disciplinare (70% contro 30%); quindi non è vero che non avete la maggioranza. Quando c’è una causa nobile e su di essa una forte aggregazione, riuscite a raggiungere una maggioranza significativa.</p>
<p>2)      Siete l’ultima realtà toscana dove c’è ancora tanta presenza di coltivatori veri. E’ impagabile la presenza attiva della proprietà in vigna ed in cantina.</p>
<p>3)      L’enologo è uno strumento nelle mani del produttore e se l’enologo fa qualche cosa di strano, è il produttore che glielo consente;</p>
<p>A quest’ultima affermazione, però, mi permetto di aggiungere che un produttore che ha voglia di percorrere strade “diverse”, non si rivolge di certo a Maurizio Castelli, bensì a qualche giovane in cerca del “posto fisso” od a qualcuno che è già famoso per percorrere strade alternative.</p>
<p>L’analisi fatta sui vigneti degli anni ’80 è stata spietata. Nei vecchi vigneti c’era di tutto: Brunellone (Ciliegiolo), Canaiolo, Uva di Spagna (Alicante). La selezione radicale fatta da Biondi Santi nel 1880, è stata completata o affrontata, dalla maggioranza dei produttori, 100 anni dopo. Pur in quelle condizioni, si faceva un ottimo vino: aveva un colore instabile, ma ottimi tannini. Bastava stabilizzare il colore e fare un grandissimo vino. Adottando il mono vitigno, è stata una fortuna, ma la sfida che attende i viticoltori nei prossimi anni è veramente ardua. L’innalzamento globale della temperatura media ha messo in evidenza una agricoltura arretrata, non monitorata sul campo né rispetto alle variazioni climatiche, né rispetto alla composizione del terreno. Il Sangiovese, per dare il meglio di sé, deve crescere in condizioni stressanti; il terreno più adatto è ricco di galestro, poco fertile e con una buona esposizione, evitando quella che vede il vigneto orientato a nord.</p>
<p>A parlare di zonazione e di esposizione dei vigneti, però, “si rischia la terza guerra mondiale”, mi ha detto un produttore.</p>
<p>Mi sembra inconcepibile piantare Sangiovese ovunque in maniera selvaggia. Eppure alcuni produttori la zonazione l’hanno tentata. <strong><em>Pian dell’Orino, Salicutti e Stella di Campalto</em></strong> hanno adottato un protocollo operativo dal 2008, <strong><em>Sangiovese per Amico</em></strong>, che prevede il monitoraggio e la raccolta di dati ed analisi chimico fisico dei vini ed inseriti in una banca dati comune.</p>
<div id="attachment_2934" class="wp-caption aligncenter" style="width: 844px"><a href="http://newwinejournal.it/03/2012/sangiovese-e-brunello.html/zonazione" rel="attachment wp-att-2934"><img class="size-full wp-image-2934" title="Zonazione" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Zonazione.jpg" alt="" width="834" height="366" /></a><p class="wp-caption-text">Il Territorio di Montalcino</p></div>
<p>Nei prossimi anni, inoltre è prevedibile che bisognerà cambiare la potatura, la carica di gemme, cambiare i portainnesti con quelli meno vigorosi.</p>
<div id="attachment_2933" class="wp-caption aligncenter" style="width: 156px"><a href="http://newwinejournal.it/03/2012/sangiovese-e-brunello.html/spa" rel="attachment wp-att-2933"><img class="size-full wp-image-2933" title="SPA" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/SPA.jpg" alt="" width="146" height="193" /></a><p class="wp-caption-text">Sangiovese Per Amico</p></div>
<p>I vini assaggiati sono risultati tutti molto buoni e tanti produttori hanno portato delle vecchie annate di Rosso proprio per rimarcare l’attitudine all’invecchiamento di questo stupendo vitigno.</p>
<p>Fra pochi giorni si svolgerà in tutta la Toscana, Montalcino compresa, l’anteprima; ed allora vi proporremo un’ampia sintesi delle nuove annate sul prossimo numero.</p>
<p>Per ora possiamo ricordarne alcuni: Biondi Santi, Col d’Orcia, Costanti, Cupano, Fonterenza, Il Marroneto, Le Macioche, Le Potazzine, Lisini, Pian dell’Orino, Poggio di Sotto, Salicutti, Salvioni, Sesta di sopra, Stella di Campalto, Tiezzi.</p>
<p>Per chi va a Montalcino non avrà certo difficoltà a trovare un buon ristorante; ma se vi trovate in centro, fate una visita al Ristorante La Vineria, in Piazza Garibaldi, 9/11 &#8211; Tel. +39 0577 846054.</p>
<p>Offrono un’ottima cucina tipica, vasta scelta di vini e loro stessi &#8230; sono produttori di Brunello.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Anteprima Amarone 2008: un vino in costante crescita di mercato e gradimento</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Mar 2012 00:07:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciano Pavesio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anteprima]]></category>
		<category><![CDATA[Numero: 26 | Febbraio 2012]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ tradizione consolidata che l’ultimo fine settimana di gennaio viene dedicato all’anteprima ai giornalisti, agli operatori del settore nonché a un selezionato pubblico di consumatori dell’annata 2008 dell’Amarone della Valpolicella, un vino in costante ascesa che, a partire dalla vendemmia 2010, si potrà fregiare della denominazione di origine controllata e garantita. In realtà è utile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E’ tradizione consolidata che l’ultimo fine settimana di gennaio viene dedicato all’anteprima ai giornalisti, agli operatori del settore nonché a un selezionato pubblico di consumatori dell’<strong>annata 2008 </strong>dell’<strong>Amarone della Valpolicella</strong>, un vino in costante ascesa che, a partire dalla vendemmia 2010, si potrà fregiare della denominazione di origine controllata e garantita.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà è utile e curioso specificare che il 2008 non è in realtà l’ultima annata che i produttori possono mettere in commercio, dal momento che, come recita il <em>disciplinare “i vini Amarone della Valpolicella prima della immissione al consumo devono essere sottoposti a un periodo di invecchiamento di almeno due anni con decorrenza 1° gennaio successivo all&#8217;annata di produzione delle uve”: </em>di conseguenza in teoria in questo momento potrebbe già essere commercializzato il 2009, ma il 2008 in pratica è quello che la maggior parte dei produttori ritengono “l’ultima loro creatura”, di prossima vendita o addirittura ancora in corso di affinamento in botte!</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_2926" class="wp-caption aligncenter" style="width: 778px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://newwinejournal.it/03/2012/anteprima-amarone-2008-un-vino-in-costante-crescita-di-mercato-e-gradimento.html/amarone_08" rel="attachment wp-att-2926"><img class="size-full wp-image-2926" title="Amarone_08" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Amarone_08.jpg" alt="" width="768" height="767" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Anteprima Amarone 2008</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’annata 2008, che per la prima volta si è svolta all’interno dello storico Palazzo della Guardia nella centrale Piazza Bra di Verona, <strong>Emilio Pedron</strong>, neo-presidente del Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella, ha confermato con una marcata soddisfazione ed orgoglio il trend positivo delle vendite dell’Amarone, che nell’ultimo decennio sono salite da 5 a 12 milioni di bottiglie. Non da meno il “fratello minore” Valpolicella Ripasso, come dice il nome ottenuto arricchendo il vino Valpolicella con un passaggio sulle vinacce dell’Amarone, la cui produzione e vendita ha superato le 20 milioni di bottiglie, risentendo soltanto in minima parte dell’attuale crisi economica mondiale.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi numeri sono stati raggiunti inizialmente perseguendo un’attenta rivisitazione della filiera produttiva dal punto di vista qualitativo, riducendo sia la produzione di uva che la parte destinabile ad appassimento, affiancando notevoli investimenti da parte dei produttori in cantina e nei fruttai, sempre più spesso dotati di impianti di climatizzazione per un appassimento delle uve “indotto” per ovviare ai limiti di quello “naturale”, uno per tutti l’aumento incontrollato dell’umidità in seguito a forti piogge nel periodo dopo la raccolta che pregiudicavano qualità e quantità di uva messa a dimora. Nello stesso tempo si è registrato l’aumento di gradimento e di richiesta da parte del mercato estero, più incline a questo genere di vini ricchi di glicerina, zuccheri e dall’abbondante tenore alcolico che favoriscono la piacevolezza, morbidezza e pienezza nella beva. In questo momento la maggior domanda proviene dai Paesi del Nord Europa, Svezia, Norvegia, Danimarca e Germania, dal Nord America, Canada in primis.</p>
<p style="text-align: justify;">A farne le spese purtroppo, a mio avviso, le tipologie di Valpolicella Classico e Superiore, con la produzione che si è dimezzata da 50 a 25 milioni di bottiglie, gradite e vendute in larga parte sul mercato locale e nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Un notevole aumento si registra anche nei terreni di produzione, arrivati ora a 7.247 in mano a circa  2.500 aziende, di cui 1.500 produttrici di Amarone, con ben 28 milioni di chilogrammi di uva che viene lasciata appassire per almeno tre mesi nei 412 fruttai nella zona.</p>
<p style="text-align: justify;">Cifre che ovviamente hanno fatto lievitare sia il valore dei vigneti sia il loro rendimento, arrivato a toccare quota 15.000 euro all’ettaro, mentre il prezzo medio dell’uva utilizzata per produrre questo “nettare” ha registrato nel 2011 un aumento di circa 20%, arrivando a superare i due euro al chilogrammo, sfiorando le cifre record pagate nei primi anni 2000.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_2927" class="wp-caption aligncenter" style="width: 434px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://newwinejournal.it/03/2012/anteprima-amarone-2008-un-vino-in-costante-crescita-di-mercato-e-gradimento.html/amaroneingr" rel="attachment wp-att-2927"><img class="size-full wp-image-2927" title="AmaroneIngr" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/AmaroneIngr.jpg" alt="" width="424" height="336" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Ingresso alla Manifestazione</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’annata 2008</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nella dettagliata presentazione dell’annata 2008 illustrata come sempre in maniera impeccabile dall<strong>’enologo Daniele Accordini, </strong>vice presidente del Corsorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella, l’esordio con un’evidente soddisfazione è stata <em>“finalmente un atteso alla normalità del ciclo vegetativo della vite poiché, dopo alcuni anni caratterizzati da forti ondate di calore e maturazioni spesso anticipate</em> (fenomeno che purtroppo si è tornato a registrare nella vendemmia 2011…), <em>nel 2008 le uve sono state raccolte in perfetta media a partire da fine settembre”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Non sono però mancati durante l’anno i momenti critici, quelli che hanno portato Accordini a <em>definire “determinante ai fini del risultato finale la bravura del viticultore sia in vigna che in cantina, poiché se l’inverno ha registrato temperature miti e precipitazioni nella norma, le piogge abbondanti di aprile, maggio e giugno hanno favorito gli attacchi di peronospora, mettendo a dura prova la loro professionalità e l’esperienza</em> “.</p>
<p style="text-align: justify;">Salvo alcuni circoscritti  attacchi di gradine, il resto della stagione è proseguito senza accenti particolari. Il vitigno che si è espresso meglio è la Corvina rispetto alla Rondinella e al Corvinone grazie a un miglior equilibrio tra zuccheri e acidità totale.</p>
<p style="text-align: justify;">I problemi sono invece ricomparsi in fase di appassimento delle uve, poiché a un primo periodo da settembre a fine ottobre con condizioni climatiche ideali, le piogge di novembre hanno reso necessario la chiusura delle finestre e l’intervento assistito nel fruttaio, per la maggior parte dotati di tecnologie all’avanguardia per contrastare la forte umidità nell’aria e salvaguardare l’integrità dell’uva.</p>
<p style="text-align: justify;">Al termine del periodo di appassimento il calo di resa delle uve da Amarone è stato del 35%, mentre quelle per il Recioto del 42%, la quantità di zuccheri è risultata superiore alla media, inferiore all’annata 2007 e in linea con la 2006, mentre si è registrato un minor tenore di potassio, a tutto vantaggio della piacevolezza dei vini in quanto tra gli artefici del retrogusto amaro, e un significativo  attacco di muffa nobile, che dona maggior complessità gustativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Al termine di fermentazioni durate mediamente un mese, preceduta da una prima macerazione a freddo delle uve, la gradazione media del vino si è assestata sui 15,80 gradi, con punte massime addirittura di 18,27° e minime di 14,67°, un residuo zuccherino sui 7,36 grammi/litro unita a una buona acidità totale, attorno ai 6,33 grammi/litro, e un estratto secco medio sui 31,63 grammi/litro, tutti valori superiori al predecessore 2007 (con esclusione dell’estratto secco), vino sicuramente dotato di maggior morbidezza e piacevolezza, mentre il 2008 si rivelerà più fresco, elegante e dotato di elevata aromaticità, complessità e molto probabilmente longevità.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_2928" class="wp-caption aligncenter" style="width: 457px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://newwinejournal.it/03/2012/anteprima-amarone-2008-un-vino-in-costante-crescita-di-mercato-e-gradimento.html/amaronebanchi" rel="attachment wp-att-2928"><img class="size-full wp-image-2928" title="AmaroneBanchi" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/AmaroneBanchi.jpg" alt="" width="447" height="322" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Banchi d&#8217;Assaggio</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;"><strong>La degustazione</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In prospettiva dell’Anteprima, una parte degli Amaroni 2008 sono stati suddivisi nelle cinque vallate di produzione e analizzati da un pannel di esperti separatamente alla ricerca di analoghe o differenti specificità. Ne è scaturito un quadro analitico molto vario, frutto sia del territorio che di espressioni stilistiche differenti tra loro: un primo passo verso la distinzione e delimitazione dei vari <strong>terroir dell’Amarone</strong>, un primo accenno alla definizione anche in Valpolicella di “cru”, menzione ereditata dai “cugini francesi” e già largamente utilizzata per individuare ad esempio i migliori vigneti di Barolo e Barbaresco.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli Amarone della vallata <strong>d’Illasi</strong>, caratterizzata da depositi misti ghiaiosi calcarei, da quella di <strong>Mezzane</strong>, la più vicina a Verona, e da <strong>Cazzano</strong> si caratterizzano quindi in una ricchezza olfattiva fatta di ciliegia, frutti rossi e spezie a scapito di grandi strutture, simile per certi versi a quelli della <strong>Valpantena</strong>, che con i suoi suoli vallivi molto profondi e calcarei regala vini eleganti con nette note balsamiche e floreali.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella zona <strong>Valpolicella Classica</strong>, le zone quasi pianeggianti e di profilo alluvionale ricche di ghiaia e sabbia di <strong>San Pietro in Cariano</strong>, <strong>Fumane</strong> e <strong>San Ambrogio</strong>, poco distante dal Lago di Garda prevalgono i sentori di erbe aromatiche e spezie al naso, freschezza e tannini più marcati in bocca.</p>
<p style="text-align: justify;">La vallata di <strong>Marano</strong>, con le sue punte di coltivazioni dei vigneti a 550 metri su terreni argillosi e in parte vulcanici, registra le maggiori differenze di stile tra i vari produttori, con il profumo di marasca e di erbe balsamiche come comune denominatore in vini particolarmente sapidi ed austeri, longevi ma che necessitano di maggior affinamento prima di esprimere appieno le proprie potenzialità.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine dai drenanti e calcarei terrazzamenti di <strong>Negrar</strong> scaturiscono vini con sentori di frutta matura, maggiori dolcezza e morbidezza favorite anche da un rilevante tenore alcolico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://newwinejournal.it/03/2012/anteprima-amarone-2008-un-vino-in-costante-crescita-di-mercato-e-gradimento.html/amaronezone" rel="attachment wp-att-2929"><img class="aligncenter size-full wp-image-2929" title="AmaroneZone" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/AmaroneZone.jpg" alt="" width="359" height="270" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Giornalisti e appassionati si sono quindi dati appuntamento nel pomeriggio di sabato e nella giornata di domenica per “verificare” a suon di degustazioni opinioni e giudizi propinati nel corso della conferenza di presentazione. Purtroppo anche in questa occasione i vini già imbottigliati e pronti alla commercializzazione erano soltanto la metà, 35 dei 65 a disposizione. Numerose aziende note e blasonate hanno preferito presentare dei “campioni di botte” , nonostante siano ormai pronti per l’imbottigliamento, scelta che personalmente non condivido poiché risulta molto problematico esprimere un giudizio su vini non ancora in commercio e che potrebbero ancora subire variazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Personalmente ho preferito seguire la strada dell’anonimato, condividendo le impressioni raccolte degustando unicamente i vini in bottiglia con l’amica-collega Silvana Albanese, secondo una dottrina che consiglia il confronto immediato piuttosto che “trincerarsi in se stesso” nell’esprimere le personalissime opinioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel complesso condivido il giudizio di <strong>annata “molto buona”,</strong> dove acidità e volume alcolico devono ancora trovare il giusto equilibrio con adeguati affinamenti i bottiglia, sicuramente meno “facile” della precedente 2007, al contrario decisamente più fresca, austera e tannica e con ottime prospettive di invecchiamento.</p>
<p style="text-align: justify;">A nostro avviso uno dei migliori del lotto l’<strong>Amarone Vigneti di Ravazzol</strong> dell’<strong>Azienda Agricola Cà la Bionda</strong>, vinificato nella nuova cantina costruita su diversi livelli a Marano di Valpolicella per sfruttare la naturale pendenza del terreno ed evitare l’uso di sistemi a pompa durante le fasi di produzione per la movimentazione di uva e vino, salvaguardando così integrità e qualità del prodotto. Il vino si presenta al naso ricco di sentori fruttati e floreali e spezie dolci, per nulla intaccati dall’affinamento per 36 mesi in grandi botti di rovere nuove da 30 ettolitri, che ha regalato una piacevole morbidezza del vino, tannini levigati e un’ottima persistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Artigianalità e tradizione parole chiave per <strong>l’Amarone Gli Archi</strong> <strong>dell’azienda Corte Campagnola</strong>, frutto di un lungo appassimento delle uve Corvina veronese, Corvinone e Rondinella e di una lenta fermentazione durata quasi due di mesi. Un vino dal colore rosso rubino scarico, balsamicità ed eleganza che si percepisce già al naso, seguito da un equilibrio molto vicino dell’essere raggiunto.</p>
<p style="text-align: justify;">Poca meccanizzazione anche nell’<strong>Amarone di Rubinelli Vajol</strong>, caratterizzato dal colore meno marcato e da note di frutta rossa fresca, ciliegie e lamponi e da una piccola percentuale di uva Oseleta, impiegata sempre più spesso per le sue basse rese e per apportare colore, corpo e tannino (alla pari della Croatina), unita ai vitigni di tradizione, appassite per circa due mesi in un fruttaio ricavato nel tufo dove si è compiuto il processo di appassimento a temperatura e umidità naturali.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre in tema di estrema fresca piacevolezza senza eccessiva complessità, l’Amarone dell’azienda agricola <strong>Cà Rugate</strong>, il <strong>Nicola Fabiano</strong> dell’omonima azienda <strong>F.lli Fabiano</strong>, il <strong>Cà Coato di Antolini</strong> e il nuovo <strong>Amarone Antichello</strong> presentato dall’<strong>azienda Santa Sofia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nel cuore della Valpolicella Classica ci ha colpito i nitidi sentori di spezie, cuoio, la complessità unita a una fresca beva e persistenza dell’<strong>Amarone Campedel</strong> dell’azienda <strong>Gamba Gnirega</strong>, nato da sei ettari di vigneto disposto a terrazze.</p>
<p style="text-align: justify;">Estremamente ricco e giovane, con note nette e pulite di frutta matura, <strong>l’Amarone Tenuta Lena di Mezzo </strong>dell’azienda agricola<strong> Monte del Frà, </strong>che nasce da un appezzamento<strong> </strong>interamente terrazzato di quasi venti ettari nel cuore di Fumane.</p>
<p style="text-align: justify;">Seduzione che si percepisce anche nell’<strong>Amarone Tenuta Baldin</strong> della storica <strong>Cantina Bixio Poderi</strong>, situata in piena zona Classica a Valgatara di Marano di Valpolicella, caratterizzato da un netto frutto dolce, segno inequivocabile di un maggior grado zuccherino residuo, nell’<strong>Amarone Soraighe di Bennati</strong> e nel campione<strong> di Tamburino Sardo di Fasoli Adriano e Figli.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong>Maggiore austerità e tannicità riscontrate nell’<strong>Amarone Acinatico di Stefano Accordini</strong>, futto di vigneti a coltivati a pergola doppia sulle colline dai 200 ai 300 metri di Negrar, così come nell’<strong>Amarone Massimago</strong> dell’omonimo marchio storico <strong>Massimago 1.8.8.3.</strong> di Mezzane di Sotto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ottimi sentori di spezie (pepe) e tannino a volontà nell’<strong>Amarone di Cavalchina</strong>, tabacco nel complesso <strong>Amarone Masua di Jago dei F.lli Recchia</strong>, mentre la tradizione e la pulizia la fanno da padrone nell’<strong>Amarone Villa Arvedi</strong> dello storico marchio del <strong>Cavalier G.B. Bertani</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong>Si conferma tra i vini di maggior potenza l’<strong>Amarone </strong>delle <strong>Cantine Cesari,</strong> maggiore complessità <strong>nell’Amarone</strong> della giovane azienda <strong>Roccolo Grassi, </strong>caratteristiche che trovano<strong> </strong>maggior equilibrio<strong> </strong>nell’<strong>Amarone Classico </strong>dei<strong> F.lli Farina. </strong></p>
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		</item>
		<item>
		<title>DALLA COPPA DI NESTORE ALLE GOCCE D’AMBRA</title>
		<link>http://newwinejournal.it/03/2012/dalla-coppa-di-nestore-alle-gocce-dambra.html</link>
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		<pubDate>Sat, 03 Mar 2012 00:07:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eva Kottrova</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero: 26 | Febbraio 2012]]></category>
		<category><![CDATA[Sentieri est-ovest]]></category>

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		<description><![CDATA[Ischia, la meravigliosa terra vulcanica del “Regno di Nettuno”, nell’incantevole parco marino del mar Tirreno, già in epoche antiche fu l’approdo dei popoli di navigatori che giunsero sull’isola con le loro gauloi mercantili alla scoperta di nuovi territori da occupare; – e la chiamarono PITHEKOUSSAI. Le vigne di Ischia Con ogni probabilità i primi stranieri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ischia, la meravigliosa terra vulcanica del “<em>Regno di Nettuno</em>”, nell’incantevole parco marino del mar Tirreno, già in epoche antiche fu l’approdo dei popoli di navigatori che giunsero sull’isola con le loro <em>gauloi</em> mercantili alla scoperta di nuovi territori da occupare; – e la chiamarono <em>PITHEKOUSSAI. </em></p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_2917" class="wp-caption aligncenter" style="width: 395px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://newwinejournal.it/03/2012/dalla-coppa-di-nestore-alle-gocce-dambra.html/eva_1" rel="attachment wp-att-2917"><img class=" wp-image-2917" title="Eva_1" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Eva_1-300x192.jpg" alt="" width="385" height="246" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Le vigne di Ischia</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Con ogni probabilità i primi stranieri a mettere piede sulla bollente terra mediterranea in età arcaica furono i fenici ed è altrettanto plausibile che le prime barbatelle fecero parte delle loro merci di scambio prima ancora che gli Eubei, popolo ellenico dell’ottavo secolo avanti Cristo, sbarcassero sull’incantevole costa di San Montano con l’intento di colonizzare l’isola. Gli Eubei conobbero un modo innovativo di coltivare la vite mai visto fino ad allora. Le viti che solitamente crescevano strisciando per terra, qui erano sollevate e appoggiate ai pali. Ed ecco che dal greco antico “<em>oinotron</em>” &#8211; <em>palo</em> &#8211; fu Enotria, la terra del vino, o meglio  “<em>la terra delle viti appoggiate ai pali” </em>– racconta Andrea D’Ambra, il proprietario ed enologo della più rinomata azienda vinicola ischitana “Casa D’Ambra”.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_2918" class="wp-caption aligncenter" style="width: 380px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://newwinejournal.it/03/2012/dalla-coppa-di-nestore-alle-gocce-dambra.html/eva_2" rel="attachment wp-att-2918"><img class=" wp-image-2918" title="Eva_2" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Eva_2-300x243.jpg" alt="" width="370" height="299" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Andrea D’Ambra</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;"><em>“Io sono la coppa di Nestore; e chi berrà da me sarà subito preso dal desiderio della bella Afrodite” –</em> cita un inno scritto in alfabeto euboico sulla decorata terracotta risalente all’ottavo secolo avanti Cristo, tornata alla luce dagli scavi effettuati nella necropoli del primo insediamento greco nei pressi di Lacco Ameno. L’incisione sulla famosa “Coppa di Nestore”, la <em>Kotyle</em> servita per dissetarsi con il vino miscelato all’acqua, secondo le usanze di allora, testimonia la presenza dell’amata bevanda sull’Isola, oltre a rappresentare il primo esempio della scrittura greca finora ritrovato in Italia. Un reperto importantissimo che attira non soltanto archeologi e turisti ma anche gli appassionati cultori del prezioso nettare di Dioniso in cerca di suggestive storie e leggende legate all’arcaica bevanda.</p>
<p style="text-align: justify;">Assaggiare i fragranti vini di Ischia abbeverandosi dalla memorabile coppa custodita al museo archeologico di Lacco Ameno nelle sale di Villa Arbusto, rimane un sogno irraggiungibile purtroppo, ma una visita alla tenuta dei Frassitelli di proprietà della famiglia D’Ambra compenserà tale mancanza. Un luogo dalla bellezza struggente, dove il sole, alle spalle di Monte Epomeo, accarezza i grappoli di Biancolella e dove i venti marini spazzano via ogni traccia di umidità donando benessere alle viti così fortunate. Fortunate, perché la forza dell’incantevole scenario con un panorama mozzafiato che si ammira da seicento metri sopra il mare si riflette anche su esse. E le viti gratificate da cotanta bellezza non possono che ripagare con frutti turgidi il privilegio a loro riservato e donare un vino squisito e ricercato.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Biancolella, forastera, per‘ ’</em>e<em> palummo e guarnaccia</em>, sono i vitigni principi di Casa D’Ambra dal 1888, quando nonno Francesco, detto Don Ciccio, avviò l’azienda a Ischia Porto. Da allora è passato più di un secolo ma la fama dei vini D’Ambra non si è mai offuscata.  Se allora il vino sfuso partiva sulle barche dette varcelle chiuso in carrati di legno da sette ettolitri verso Napoli, La Spezia, Genova e Piombino, oggi le bottiglie dei D’Ambra sono conosciute ed apprezzate anche oltre oceano.</p>
<p style="text-align: justify;">Personaggi illustri, dal regista Luchino Visconti a Richard Burton o Liz Taylor che frequentarono con discreta assiduità la dimora dei D’Ambra, hanno contribuito al mito dell’isola oenaria, almeno tanto quanto la fama del binomio Biancolella – Casa D’Ambra, che l’azienda produceva in esclusiva fino al 1993, da oltre quarant’anni.</p>
<p style="text-align: justify;">La profonda amicizia di Visconti con i componenti di casa D’Ambra segnò per sempre il destino dell’azienda e a tutt’oggi l’etichetta suggerita dal grande regista è onnipresente sui prodotti rappresentativi. Veronelli, invece, propose ad Andrea l’idea della <em>cru Frassitelli</em>, che egli definì la vigna tra le più incantevoli al mondo. Furono frasi saggie che Andrea carpì e dalle parole passò ai fatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Alle idi di marzo dell’85, il giovane enologo fresco di studi si presentò innanzi allo zio Mario, capostipite della dinastia imprenditoriale, con una bottiglia in mano della sua prima creazione e con una scheda descrittiva dei costi di produzione. Il Biancolella selezionato della cru Frassitelli e prodotto con una tecnica innovativa venne subito etichettato e messo in commercio ad un prezzo considerevole riscuotendo immediatamente un gran successo.</p>
<p style="text-align: justify;">Più tardi, quando Andrea prese in mano l’attività di famiglia, ridimensionò la produzione in favore di un’ulteriore qualità. Nacquero altri vini monovarietali dalle uve provenienti dai terreni ricchi di potassio e di fosforo con una leggera presenza di azoto che sul versante sud dell’isola si arricchiscono di silice e di zolfo, elementi che insieme alla violenta ossidazione e alterazione prodotta dall’acqua marina al momento della surrezione di Monte Epomeo, hanno contribuito alla colorazione del caratteristico tufo verde presente nell’Isola. Accanto alle proibitive condizioni di coltura e al divieto di irrigazione accorrono in aiuto altri rimedi della natura. Sotto lo strato di un metro e mezzo di terreno dal medio impasto si nascondono le zeoliti, pietre dalla particolare struttura microporosa che si comportano come spugne. Le viti ben coltivate che dopo i due anni di età riescono a raggiungere i preziosi minerali, con elevata capacità di scambio cationico e idrico, godono del loro benefico apporto anche in termini di aromi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>GOCCE D’AMBRA</em></strong>; un nome che rende l’idea…; un vino, vanto dell’azienda, di cui Andrea è fiero. Un vino dolce e dorato che non può mancare nel luogo dove le radici greche sono ancora ben percettibili anche nell’indole della maggior parte degli ischitani. L’antica varietà di <em>uva rilla</em>, dalla provenienza sconosciuta,  è stata recentemente recuperata e inizia a dare i suoi frutti già con un breve appassimento donando grandepiacevolezza al prodotto. <em>“Un passito naturale, fra virgolette, ma non biologico, ne biodinamico</em>. <em>Il vino è già un</em> <em>prodotto naturale, un prodotto biologico, però deve essere accompagnato dall’uomo”.</em> Infatti, Andrea, lo accompagna appena, per dargli soltanto stabilità</p>
<p style="text-align: justify;">e renderlo presentabile al consumatore. <a href="http://newwinejournal.it/03/2012/dalla-coppa-di-nestore-alle-gocce-dambra.html/eva_4" rel="attachment wp-att-2920"><img class="alignleft size-medium wp-image-2920" title="Eva_4" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Eva_4-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>I grappoli educati in località “Calitto” rimangono sulla pianta fino alla maturazione avanzata, poi vengono colti a mano e posti sui platò per l’appassimento. Nelle operazioni successive si eliminano i raspi e gli acini profumatissimi vengono fatti scoppiare con delle presse che simulano il movimento dei piedi dell’uomo, senza frantumare violentemente i chicchi d’uva insieme ai preziosissimi aromi. Il succo decantato a freddo comincia la fermentazione con l’aiuto dei lieviti spontanei in un procedimento che dura circa un mese, finché la quantità dell’alcol non ferma il processo fermentativo lasciando ancora gli zuccheri residui così cari agli amanti del buon bere. Dopo il travaso senza filtraggio e un breve riposo in acciaio vengono imbottigliate tre-quattromila bottiglie all’anno di splendente “oro colato”.</p>
<p style="text-align: justify;">Gocce D’Ambra – è un vino nato dalla passione di chi lo ha prodotto. Un vino dal profumo sconvolgente, dove la qualità e la quantità del miele si potrebbero spalmare su una fetta di pane</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://newwinejournal.it/03/2012/dalla-coppa-di-nestore-alle-gocce-dambra.html/eva_3" rel="attachment wp-att-2919"><img class="alignleft size-medium wp-image-2919" title="Eva_3" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Eva_3-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /></a>nell’immaginario di chi viene avvolto dalle dolcissime nuance. Profumo di uvetta, di albicocca oltre modo matura, poi disidratata e di uva passa poco prima della pigiatura conducono il gusto in bocca attraverso la cavità orale, ma le sorprese non finiscono e le papille gustative possono godere anche dell’inimmaginabile freschezza apportata dalla ricchezza minerale dell’Isola.</p>
<p style="text-align: justify;">Se la vigna in gioventù e il nettare ambrato dopo solo un anno di riposo, sono capaci di generare aromi così incisivi, è facile immaginare che fra qualche anno gli dei dell’Olimpo tenteranno di scambiare la loro <em>ambrosia</em> dai poteri miracolosi con le splendenti <em>Gocce</em> <em>d’Ambra</em>, e chissà che fra le due bevande non ci sia già una parentela….</p>
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		<title>Le Grandi “Bolle”</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Mar 2012 00:06:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Bianco e il Nero]]></category>
		<category><![CDATA[Numero: 26 | Febbraio 2012]]></category>

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		<description><![CDATA[di Michele e Sandro “La prossima volta: bollicine! Ma devono essere “grandi”. Questo è il saluto con cui ci eravamo lasciati dopo la serata dei rossi “non-consoni”. Per l’occasione (sapevamo che ognuno avrebbe portato il meglio della propria “cantina”) ci siamo ritrovati alla “Credenza” di Giovanni Grasso a San Maurizio. Abbiamo degustato 12 vini alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><em>di Michele e Sandro</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>“La prossima volta: bollicine! Ma devono essere “grandi”</em>. Questo è il saluto con cui ci eravamo lasciati dopo la serata dei rossi “non-consoni”.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Logo2.jpg"><img class="size-medium wp-image-2900 alignleft" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Logo2-297x300.jpg" alt="" width="297" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Per l’occasione (sapevamo che ognuno avrebbe portato il meglio della propria “cantina”) ci siamo ritrovati alla “Credenza” di Giovanni Grasso a San Maurizio.</p>
<p style="text-align: justify">Abbiamo degustato 12 vini alla cieca; tutti molto buoni. Nelle nostre valutazioni, un solo vino è stato valutato meno di 90 punti (88), uno era difettoso, tutti gli altri si sono posizionati dai 90 ai 98 punti.</p>
<p style="text-align: justify">I vini sono stati accompagnati con i piatti scelti da Giovanni, l’unico che conosceva tutti i vini in degustazione.</p>
<p style="text-align: justify">La serata è stata memorabile, sia per i vini (che come abbiamo detto, erano di ottimo livello) che per l’eccellente accoppiamento con i piatti.</p>
<p style="text-align: justify">Qui di seguito i “magnifici 7”; quelli che tra tutti, più ci hanno emozionato e che ci hanno visto discutere e giocare su quale brano meglio si “accompagnava” ad ogni vino.</p>
<p style="text-align: justify">I giudizi sui vini sono stati pressochè unanimi (anche con gli altri commensali, n.d.r.); sui brani questa volta abbiamo fatto scelte un po’ più divergenti rispetto alle altre degustazioni.</p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<div style="text-align: justify">
<blockquote><p><strong>♪          </strong><strong>: vino buono</strong><strong></strong></p>
<p><strong>♪♪        </strong><strong>: vino molto buono</strong><strong></strong></p>
<p><strong>♪♪♪</strong><strong>      : vino eccellente</strong></p>
<p><strong>♪♪♪♪</strong><strong>    : vino da non perdere</strong></p>
<p><strong>♪♪♪♪♪</strong><strong>  : vino indimenticabile</strong></p></blockquote>
</div>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Vini Assaggiati</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #0000ff"><strong>Trento Brut &#8211; Altemasi Graal Riserva 2003 – Cavit (Chardonnay 70% &#8211; Pinot Nero 30%)</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Note: </strong><strong>♪♪♪</strong><strong><em></em></strong></p>
<p style="text-align: justify">Vino di carattere, potente, molto grasso ma elegante. Note di frutta bianca (mela e melone), fiori bianchi (mughetto e tiglio) con un finale vanigliato a contraddistinguere il passaggio in legno. Bocca con note agrumate, gustosa, sapida con un finale equilibrato e persistente.</p>
<p style="text-align: justify">Vino per musica “piena” ed “energica”, forse non elegante ma sicuramente d’impatto.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il Nero<em>:</em></strong> <strong><em>Skunk Anansie</em></strong> &#8211; <strong><em>Hedonism  </em></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il Bianco<em>: Bon Jovi – Have a Nice Day</em></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong><em></em></strong> <a href="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Grandi-Bolle-1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2903" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Grandi-Bolle-1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Grandi-Bolle-1-Cibi.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2904" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Grandi-Bolle-1-Cibi-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #0000ff"><strong>Trento Brut – Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2000 (Chardonnay 100%)</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Note: </strong><strong>♪♪♪♪</strong><strong><em></em></strong></p>
<p style="text-align: justify">La più grande “bollicina” italiana? Noi crediamo di sì! Vino di grande equilibrio, in cui si riconoscono le note tipiche degli “champagne”: pan brioche, lievito e note di fiori e frutta. Fiori bianchi e sentori agrumati di pompelmo, con un piacevole finale leggermente vanigliato. Vino potente ma raffinato ed elegante. Quasi dieci anni sui lieviti.</p>
<p style="text-align: justify">Vino per musica leggiadra, ma più raffinata ed elegante del vino precedente. Qui le scelte si sono differenziate abbastanza.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il Nero<em>: Mick Jagger with David Stewart – Old Habits Die Hard</em></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il Bianco<em>: Skye – Love Show</em></strong></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #0000ff"><strong>Champagne – Krug – Clos du Mesnil 1989 (Chardonnay 100%)</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Note: </strong><strong>♪♪♪♪♪</strong><strong><em></em></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong>Quando è stato versato questo vino, nonostante i precedenti fossero comunque di grande livello, si è percepito un cambio di “passo”. Un’altra categoria. Naso complesso, ampio, profondo, in cui mineralità e calore si fondono alla perfezione. Pan brioche, burro e poi note speziate e agrumate. Non “esagera”, ma si fa apprezzare per eleganza e “compostezza”. In bocca ti accarezza e ti avvolge, è affascinante nella sua piacevolezza e nella espressività. Lungo e persistente, sembra non finire mai.</p>
<p style="text-align: justify">Vino per musica più complessa; “brillante” e “composta” allo stesso tempo. Sicuramente raffinata e non banale. Questa volta ci siamo trovati in perfetta sintonia.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il Bianco e Il Nero<em>: Regina Spektor – Fidelity</em></strong></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #0000ff"><strong>Champagne – Krug – 1996 (Pinot Nero 48%, Chardonnay 30%, Pinot Meunier 22%)</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Note: </strong><strong>♪♪♪♪♪</strong><strong><em></em></strong></p>
<p style="text-align: justify">Una delle più grandi bollicine mai assaggiate. Ampio, complesso, potente; perfettamente in equilibrio, nonostante la potenza e l’importanza di ogni componente olfattiva e gustativa di questo grandissimo vino. Un risultato davvero straordinario. Note di frutta matura, tostature di pan brioche, agrumate di bergamotto e con una grandissima mineralità che diventa sapidità quasi marina. Persistenza interminabile.</p>
<p style="text-align: justify">Vino per musica senza compromessi. Qui, pur condividendo lo stesso giudizio sul vino (per entrambi il più buono di tutta la serata! n.d..r.), sono emerse tutte le differenze e i “contrasti” nelle scelte tra Bianco e Nero.</p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il Nero<em>: The Pretty Reckless – Make me wanna die</em></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il Bianco:<em> The Police – Roxanne  </em></strong></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #0000ff"><strong>Champagne – Dom Ruinart Brut Rosè 1986 (Chardonnay 84%, Pinot Nero 16% vinificato in rosso)</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Note: </strong><strong>♪♪♪♪♪</strong><strong><em></em></strong></p>
<p style="text-align: justify">Per il Nero uno dei suoi Champagne preferiti. Quasi un vino rosso, un vino di Borgogna, sia per il colore che per i tannini che sono ben presenti. Note di fiori rossi, come la viola, soffuse all’interno di sentori quasi maltati. Mineralità esplosiva, quasi metallica. Grande persistenza.</p>
<p style="text-align: justify">Vino per musica rock ma con contaminazioni sinfoniche. Anche qui, pur condividendo lo stesso giudizio sul vino e sul genere musicale più adatto, le scelte si sono differenziate leggermente.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il Nero<em>: Within Temptations – Stand My Ground</em></strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il Bianco:<em> The Queen – Bohemian Rhapsody  </em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>SARTARELLI E IL VERDICCHIO. WHAT ELSE ?</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Mar 2012 00:04:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Picconi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il racconto del vino]]></category>
		<category><![CDATA[Numero: 26 | Febbraio 2012]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo partiti da Roma molto presto. Un caffè caldo e ristoratore e poi subito in auto con Ian, Livia ed Antonio. Il servizio meteorologico da giorni segnala l’arrivo di neve e freddo e la conferma ci viene data attraversando la località di Assergi sull’autostrada Roma – L’Aquila che in un mattino rigido si presenta ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Siamo partiti da Roma molto presto. Un caffè caldo e ristoratore e poi subito in auto con Ian, Livia ed Antonio. Il servizio meteorologico da giorni segnala l’arrivo di neve e freddo e la conferma ci viene data attraversando la località di Assergi sull’autostrada Roma – L’Aquila che in un mattino rigido si presenta ai nostri occhi già completamente innevata a ricordare paesi dolomitici, da cartolina. Anche l’arrivo nell’azienda Sartarelli, nostra tappa, è caratterizzato da un’iniziale e leggera nevicata quasi a segnalarci di sbrigarci ad ammirare, da una terrazza naturale, i vigneti ben esposti e curati, con uomini impegnati nella potatura, nonostante l’aria gelida. Sulla destra a ridosso del bosco si può vedere il vigneto in forte pendenza della contrada Balciana , fiore all’occhiello dell’azienda.</p>
<div id="attachment_3012" class="wp-caption aligncenter" style="width: 479px"><a href="http://newwinejournal.it/03/2012/sartarelli-e-il-verdicchio-what-else.html/sartarelli" rel="attachment wp-att-3012"><img class="wp-image-3012 " title="Sartarelli" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Sartarelli-150x150.jpg" alt="" width="469" height="469" /></a><p class="wp-caption-text">Azienda Agricola Sartarelli</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ad accoglierci troviamo Donatella Sartarelli con il marito Patrizio Chiacchierini ed i figli Caterina e Tommaso che ormai sono anche loro parte attiva dell’azienda. La proprietà si trova a Poggio San Marcello (AN) ad un’altezza di 300 – 350 metri sul livello del mare ed ha un’estensione di 60 ettari vitati posti sulla riva sinistra del fiume Esino, zona vocata alla produzione del vino DOC “ Verdicchio dei Castelli di Jesi”. Dapprima, nella metà degli anni ’60, le uve prodotte venivano conferite ad altre cantine, poi dal 1972, consapevoli della qualità delle loro uve e dei loro vigneti, iniziarono a vinificare per proprio conto. Da segnalare, e credo di non sbagliare, che l’azienda Sartarelli sia l’unica realtà del Centro Italia a coltivare solo ed esclusivamente uva Verdicchio e questa la dice lunga sulla consapevolezza e la capacità di gestire al meglio un vitigno che è vanto della regione Marche e con il quale si realizza uno dei migliori, senza alcun dubbio, vini bianchi d’Italia. A conferma di ciò basta vedere le pareti degli uffici tempestate da riconoscimenti e premi italiani ed internazionali. A spiegarci la lavorazione nei vigneti e il conseguente lavoro in cantina ci pensa Patrizio ben coadiuvato da Alberto Mazzoni, marchigiano DOC, enologo dell’azienda, nonché Direttore dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini , unico Consorzio ad aver pubblicato la prima monografia italiana con i profili sensoriali, unico Consorzio italiano che raggruppa 16 denominazioni d’origine.</p>
<div id="attachment_3010" class="wp-caption aligncenter" style="width: 439px"><a href="http://newwinejournal.it/?attachment_id=3010"><img class=" wp-image-3010 " title="Sartarelli_1" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Sartarelli_1-150x150.jpg" alt="" width="429" height="429" /></a><p class="wp-caption-text">I vigneti</p></div>
<p style="text-align: justify;">I vigneti hanno un’inerbimento naturale, con lavori di potatura che si effettuano tra dicembre e marzo ( lasciano circa 30.000 gemme per ettaro) e una potatura verde che avviene nel periodo maggio-giugno, con la quale si selezionano i germogli migliori. Seguono controlli dell’apparato fogliare tali da ottenere un giusto equilibrio vegetativo. L’azienda ha selezionato negli anni 32 cloni differenti da vecchi vigneti di Verdicchio con evidenti e diverse sfumature aromatiche. I terreni sono formati da impasti sabbiosi – calcarei non sciolti. “Differente è la vendemmia dalla raccolta delle uve” – è questo che puntualizza Alberto Mazzoni &#8211; ; durante tale operazione ( che prevede anche quattro passaggi ) una squadra formata da 28-30 persone sceglie cosa raccogliere controllando la maturità delle uve e togliendo i grappoli più brutti, quelli che non matureranno mai. In altri passaggi lasciano i grappoli più sani, più vigorosi, quelli sul tralcio importante, non quello apicale e via via fino alla completa e sicura raccolta che avviene nei carri, ed in casse da 15 – 18 Kg. per le selezioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La produzione prevede l’imbottigliamento del Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico, il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Tralivio, il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Balciana ed il Verdicchio dei Castelli di Jesi Passito.<br />
La vinificazione avviene in modo semplice. Pigiatura senza diraspatura con presse a membrana soffice. La fermentazione dura dai 20 ai 30 giorni ad una temperatura costante di 18-20° C esclusivamente in acciaio tranne che per il Balciana che fermenta anche in cemento. Viene evitata la fermentazione malolattica e non si fa macerazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La nostra visita ha previsto assaggi in cantina direttamente dalle vasche inox ( non usano legno) dove abbiamo potuto costatare e confermare che la selezione Balciana ha una marcia in più. Sarà che ha un’acidità superiore, sarà la sua esposizione a Nord, sarà che il terreno ha più acqua ( c’è una sorgente naturale nel vigneto ), ma prevediamo che il prossimo Balciana, che vedrà la luce solo a luglio, farà ancora parlare di sé.</p>
<p style="text-align: justify;">I nostri colloqui sono proseguiti a tavola dove Donatella coadiuvata dai figli Caterina e Tommaso ci hanno deliziato con alcune chicche della cucina marchigiana mentre Patrizio e l’enologo Alberto ci hanno proposto in abbinamento ai piatti un Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico 2010 con profumi così puliti e fruttati a ricordare la pesca e la pera, con accenni agrumati, di grande freschezza. A seguire un Tralivio 2010 dal colore giallo paglierino, ricco di sfumature verdi, dal carattere più deciso con sensazioni, dapprima, di erbe aromatiche e poi di frutta più matura, di frutta tropicale con una netta scia sapida. E poi il Balciana 2007. Vino straordinario con i suoi 15,5% gradi ed un residuo zuccherino di 8 grammi, dal colore giallo dorato, prodotto in un’annata calda, vendemmiato tardivamente (a novembre) e con attacco di muffa nobile. Prodotto in solo 10.000 bottiglie, è elegante, maestoso, con un ventaglio olfattivo che spazia dai frutti tropicali al cedro, dai fiori di acacia, di ginestra, alle erbe di campo, a note di mandorla; fresco, minerale, leggera balsamicità, di estrema pulizia e di lunghissima persistenza gusto-olfattiva. Che altro si può chiedere ad un vino?</p>
<p style="text-align: justify;">Chiudiamo gli assaggi con il Passito 2008 da uve della contrada Balciana raccolte a novembre e lasciate appassire per un mese. Colore ambrato con sentori di frutta candita e note iodate, fresco e sapido. Altra grande espressione del Verdicchio a dimostrazione delle sue infinite potenzialità.<br />
Terminiamo il pranzo e gli assaggi con la Grappa Balciana, da vinacce di uva Balciana, che accompagniamo, a chiusura del cerchio, con prelibati cioccolatini riempiti sia con il Passito sia con la Grappa.</p>
<p style="text-align: justify;">What else ?</p>
<p style="text-align: justify;">Un ringraziamento alla famiglia Sartarelli, ad Alberto Mazzoni ed al Verdicchio per la bellissima giornata trascorsa.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il verdicchio fuori dall’anfora</title>
		<link>http://newwinejournal.it/03/2012/il-verdicchio-fuori-dallanfora-2.html</link>
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		<pubDate>Sat, 03 Mar 2012 00:02:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia Belardelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[In viaggio con noi]]></category>
		<category><![CDATA[Numero: 26 | Febbraio 2012]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Bordeaux nella bordolese, il Borgogna nella borgognona, i vini d’Alsazia nella renana. A ogni vino la propria bottiglia, recipiente scontato per comunicare un territorio e una tipologia. In Italia il marketing del contenitore non ha mai avuto la stessa ovvia, elegante esattezza dei francesi. La pulcianella dell’Orvieto si vede di rado, il fiasco impagliato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il Bordeaux nella bordolese, il Borgogna nella borgognona, i vini d’Alsazia nella renana. A ogni vino la propria bottiglia, recipiente scontato per comunicare un territorio e una tipologia. In Italia il marketing del contenitore non ha mai avuto la stessa ovvia, elegante esattezza dei francesi. La pulcianella dell’Orvieto si vede di rado, il fiasco impagliato del Chianti resiste soltanto in salotti di gozzaniana memoria o nei duty free degli aeroporti, acquisto pittoresco dell’americano che torna negli States col suo pezzetto ottuso di made in Italy. É invece ancora lì, pervicacemente attaccata allo scaffale della grande distribuzione, l’anforetta del verdicchio, vezzosa e sinuosa testimonianza di marketing al contrario. Se il packaging le conferisce un’indiscussa riconoscibilità porta con sé però il marchio di una qualità spesso discutibile traslato per metonimica relazione dal contenitore al contenuto. É auspicabile uno sforzo di comunicazione per fare uscire il genio dalla lampada, il verdicchio dall’anfora (e alcuni produttori ci stanno davvero riuscendo), un vino in grado di esaudire desideri, di declinarsi in rappresentazioni di emozionante seduzione e di evidente qualità. Tre desideri.</p>
<p style="text-align: justify;">1 Villa Bucci Riserva 2007 di Ampelio Bucci. Il verdicchio. Prodotto da vecchie vigne di 40 anni matura due anni in botte grande. Morbido ed elegante, ha un naso di frutta gialla matura e agrumi, camomilla, erbe aromatiche, una nota di miele di castagno, frutta secca, anice e delicata mineralità. Grande persistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">2 Podium 2009 di Garofoli. Profumo intenso di frutta gialla e agrumi, acacia e gelsomino su un corpo vigoroso e caldo bilanciato da una pronunciata sapidità.</p>
<p style="text-align: justify;">3 In cantina con Sartarelli.</p>
<p style="text-align: justify;">Tralivio 2010: giallo paglierino, riflessi verdolini. Frutta bianca, pesca e mela poco mature, agrumi, floreale di acacia e biancospino, mineralità salina. Buona morbidezza supportata da un’evidente spalla acida e un finale lievemente ammandorlato.</p>
<p style="text-align: justify;">Balciana 2009: paglierino brillante verdognolo, naso di fiori bianchi, acacia, fiori di pesco, sambuco, agrumi delicati, cedro, macedonia di frutta estiva, pesca bianca, mela, frutta non matura. Grande mineralità iodata, pietra focaia. Si sente, seppur minimo, un lieve residuo zuccherino, buona morbidezza in equilibrio con la mineralità. Lungo finale con sensazione di salgemma e bella persistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Balciana 2007: vendemmia tardiva dal naso e dalla bocca tipici di uve surmature. Frutta sciroppata, candita, fiori gialli, camomilla, spezie e miele, macchia mediterranea. Grande morbidezza glicerica in bocca, pieno e avvolgente, dotato di fresca sapidità e lunghissima persistenza.</p>
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		<title>PDF di Febbraio 2012</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Mar 2012 00:01:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3007" class="wp-caption aligncenter" style="width: 564px"><a href="http://newwinejournal.it/?attachment_id=3007"><img class="size-full wp-image-3007" title="CoverFeb2012" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/CoverFeb2012.jpg" alt="" width="554" height="806" /></a><p class="wp-caption-text">Copertina Febbraio 2012</p></div>
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