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	<title>New Wine Journal</title>
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	<description>Una nuova voce per il vino sul web</description>
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		<title>PDF di Gennaio 2012</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 13:25:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://newwinejournal.it/01/2012/pdf-di-gennaio-2012-3.html/copertina_201201" rel="attachment wp-att-2598"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2598" title="Copertina_201201" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Copertina_201201-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
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		<title>GENNAIO 2012</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 11:12:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ian D'Agata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Numero: 25 | Gennaio 2012]]></category>

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		<description><![CDATA[Buon anno a tutti i nostri lettori (che mi informano essere numerosi e crescenti di mese in mese: grazie a tutti!) e noi di NWJ riprendiamo il nostro cammino. Tanti articoli interessanti a cura della nostra valentissima redazione: non perdetevi gli scritti di questo mese di (cito in rigoroso ordine alfabetico) Livia Belardelli, Antonio Di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Buon anno a tutti i nostri lettori (che mi informano essere numerosi e crescenti di mese in mese: grazie a tutti!) e noi di NWJ riprendiamo il nostro cammino.</p>
<p style="text-align: justify;">Tanti articoli interessanti a cura della nostra valentissima redazione: non perdetevi gli scritti di questo mese di (cito in rigoroso ordine alfabetico) Livia Belardelli, Antonio Di Spirito, Michele Longo, Sandro Naretto e Luciano Pavesio. Davvero interessanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Molte anche le novità con le quali inaugurare l’anno nuovo, alcune piacevoli, altre meno. Ci piace ricordarle qui, condividendo con voi alcune riflessioni e ricordi di chi ha condiviso, con molti dei protagonisti di queste notizie dell’ultima ora, momenti importanti e irripetibili.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bicchierino</strong>. Non c’è più Gambelli, l’unico “Bicchierino” che contava davvero. A lui dedichiamo la copertina di questo numero. Il cielo se lo coccola, mentre noi povere anime terrene restiamo in balia di pseudo-esperti, tanti ma tanti, che tutta notte canta. Ricordo i pranzi che gli offrivo a Poggibonsi in cambio della possibilità di ascoltarlo, di imparare, di crescere. Negli anni, con lui, ho avuto opportunità di degustare tanti campioni di vini famosi, che gli venivano inviati a scopo di analisi e studio. Così anche grazie a Giulio ho imparato a capire di più la grandezza del sangiovese autentico, non quello che in molti spacciano per tale. I vini che a Gambelli devono molto sono tantissimi, come sono tantissimi coloro che amano il vino più elegante che gli devono altrettanto. Alzo dunque un bicchierino in tua memoria, Bicchierino nostro (ebbene sì, con la “B” maiuscola).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Porthos</strong>. Chiude quella che è stata, ed era, la migliore rivista di enogastronomia in Italia. Punto. Non volerla riconoscere tale vuole dire omologarsi a un certo andazzo italico fatto di invidia e nel quale nessuno (poiché quasi sempre raccomandati) vuole mai riconoscere la bravura o i meriti degli altri. Un modo di fare che non esiste in genere nel mondo anglo-sassone dove la voglia di lavorare, l’abnegazione, la meritocrazia, il senso del dovere vengono invece tenute nel giusto conto. E difatti quei paesi vanno avanti, la nostra Italia è per molti versi … al palo. Porthos, pur con i suoi difetti, è stata una boccata d’aria fresca che ha dato spazio e possibilità a una pletora di giovani e meno giovani, e taluni grandissimi, wine writers o appassionati di vino italiani. Cito a memoria, e mi scuso per eventuali dimenticanze, i vari Castagno, Francesco Falcone, Luca Santini, Samuel Cogliati, Luca Mazzoleni, e tantissimi altri ragazzi che hanno fatto una scelta consapevole di lavorare non per la gloria ma per una visione del vino che esulava, e non veniva modificata, da chi faceva quale inserzione pubblicitaria. Abbiamo informato, erudito, e affrontato temi nuovi. Io non ho difficoltà a dare a Sandro Sangiorgi quel che è di Sangiorgi; ad esempio, primo fra tutti, mi permise di scrivere di vitigni autoctoni, una serie di articoli fondamentali (del 2000) quando nessuno di autoctoni parlava o scriveva ancora; articoli che hanno poi, unitamente a quelli da me scritti per il Gambero l’anno seguente, portato alla publicazione della prima guida ai vitigni e vini autoctoni d’Italia, e lanciato la moda degli stessi in Italia (scripta manent, ergo le date di publicazione). Ma altri di autoctoni in quell’epoca, lo ricordo non bene ma benissimo, non ne avevano voluto sapere, Sandro invece vide la luce. Certo, lo so bene, Porthos qualche difetto lo aveva, e Sandro, grandissimo comunicatore nell’alveo della lezione in aula, ha forse qualche limite nella gestione degli uomini (sennò non avremmo assistito a tale diaspora…) e il carattere invero un po’ troppo “moschettiere” qualche danno negli anni glielo ha creato; ma nessuno è perfetto, e quindi… comunque sia, tutti noi gli dobbiamo un grazie, come anche a Porthos, per quella che è stata non solo una esperienza nobile, ribelle e disperata, ma molto, molto di più.</p>
<div id="attachment_2695" class="wp-caption aligncenter" style="width: 258px"><a href="http://newwinejournal.it/01/2012/gennaio-2012.html/sandro-sangiorgi-248x300" rel="attachment wp-att-2695"><img class="size-full wp-image-2695" title="sandro-sangiorgi-248x300" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/sandro-sangiorgi-248x300.png" alt="" width="248" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Sandro Sangiorgi</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>I blog</strong>. Chi mi conosce sa bene che li frequento non poco, pochissimo, ma meno ancora. Vogliamo fare qualcosa per migliorare l’Italia? Incominciamo allora ad evitare quei luoghi dove individui maleducati e invidiosi scrivono solo la loro gelosia verso coloro che hanno saputo ottenere qualcosa attraverso la passione e il lavoro, senza però fare di tutta un’erba un fascio. Qualche blog buono e interessante esiste; mi permetto solo di consigliare a tutti coloro che amano davvero il vino e questo nostro bellissimo mondo di evitare, di annullare, di azzerare quei blog dove si polemizza e basta dove le parolacce sono all’ordine del giorno. Non servono a nessuno, e non fanno del bene. Invece, solo a titolo di esempio, leggetevi qualsiasi cosa scritta da Luciano Pignataro, un grande.</p>
<p style="text-align: justify;">Buona lettura a tutti e buon inizio anno!</p>
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		<title>I Vini Preferiti dalla Redazione nei Mesi di Novembre e Dicembre 2011</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 00:41:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli speciali del NWJ]]></category>
		<category><![CDATA[Numero: 25 | Gennaio 2012]]></category>

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		<description><![CDATA[Riprendiamo la rubrica iniziata nel mese di giugno 2010, nella quale la redazione del New Wine Journal riporta sia i vini che ogni mese abbiamo presentato nelle tantissime degustazioni che guidiamo alla Wine School, ma anche i vini assaggiati in giro per l’Italia. E’, oltretutto, un modo per dare visibilità a tutti quei produttori che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Riprendiamo la rubrica iniziata nel mese di giugno 2010, nella quale la redazione del New Wine Journal riporta sia i vini che ogni mese abbiamo presentato nelle tantissime degustazioni che guidiamo alla Wine School, ma anche i vini assaggiati in giro per l’Italia.<br />
E’, oltretutto, un modo per dare visibilità a tutti quei produttori che supportano la nostra attività fornendoci i loro prodotti, augurandoci che il tutto si riscontri anche con un incremento delle vendite.</p>
<p style="text-align: justify;">I vini sono elencati in ordine alfabetico nell’ambito della regione di provenienza e per produttore.</p>
<p style="text-align: justify;">Rosis Moscato Rosa 2009      C.P. Bolano      ALTO ADIGE<br />
Muller Thurgau 2010      Strasserhof      ALTO ADIGE<br />
Basilisco 2008      Basilisco      BASILICATA<br />
Melizie Passito 2009      Mastroberardino      CAMPANIA<br />
Falanghina 2010      Cantina Bambinuto        CAMPANIA<br />
Lambrusco di Modena      Opera      EMILIA<br />
Ribolla Gialla 2010      La Viarte      FVG<br />
Schioppettino di Prepotto 2008      Vigna Petrussa      FVG<br />
Templum 2010      Cantina Sant’ Andrea      LAZIO<br />
Passerina del Frusinate 2010      Corte dei Papi      LAZIO<br />
Franciaorta Blanc de Blancs       Cavalleri      LOMBARDIA<br />
Barbaresco 2008      Carlo Giacosa      PIEMONTE<br />
Barolo Bussia Riserva 2005      Giacomo Fenocchio      PIEMONTE<br />
Es 2009      Gianfranco Fino      PUGLIA<br />
I Loveni Negroamaro 2010     Leone de Castris      PUGLIA<br />
Grillo Mozia 2010      Tasca D&#8217;Almerita      SICILIA<br />
Nobile di Montepulciano 2008      Bindella      TOSCANA<br />
Le Pergole Torte 2008      Montevertine      TOSCANA<br />
Brunello di Montalcino 2006      Stella di Campalto      TOSCANA<br />
Volentin Moscato Rosa 2009      Tramin      TRENTINO<br />
Calcaia 2007      Barberani      UMBRIA<br />
Amarone Classico 2008      Brigaldara     VENETO<br />
Recioto Valpolicella 2008       Le Ragose      VENETO<br />
Amarone 2008      Pieropan      VENETO<br />
Amarone &#8220;MONTEFANTE&#8221; 2006      Remo Farina      VENETO<br />
Amarone Riserva 2005      Sergio Zenato      VENETO<br />
Amarone della Valpolicella 2006      Speri      VENETO<br />
Amarone della Valpolicella “TB” 2006      Tommaso Bussola      VENETO</p>
<p style="text-align: justify;">In alcune degustazioni sono state fatte le foto alle bottiglie e così le presentiamo.<br />
<strong>Martedì 29 Novembre: Barbaresco</strong><br />
Gallina 2008      Ugo Lequio      PIEMONTE<br />
Barbaresco 2007      Rizzi      PIEMONTE<br />
Rabajà Riserva 2004      Giuseppe Cortese      PIEMONTE<br />
Barbaresco 2008      Falletto di Bruno Giacosa      PIEMONTE<br />
Fausoni 2008       Sottimano       PIEMONTE<br />
Maria Adelaide 2007      Bruno Rocca      PIEMONTE<br />
Narin 2008      Carlo Giacosa       PIEMONTE<br />
Barbaresco 2008      Cascina Roccalini      PIEMONTE</p>
<div id="attachment_2699" class="wp-caption aligncenter" style="width: 382px"><a href="http://newwinejournal.it/01/2012/i-vini-preferiti-dalla-redazione-nei-mesi-di-novembre-e-dicembre-2011.html/barbaresco4" rel="attachment wp-att-2699"><img class=" wp-image-2699" title="Barbaresco4" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Barbaresco4-300x161.jpg" alt="" width="372" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Degustazione Barbaresco</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giovedì 1 Dicembre: Barolo</strong><br />
Monvigliero 2007      Paolo Scavino      PIEMONTE<br />
Bussia 2007      Giacomo Fenocchio       PIEMONTE<br />
Bricco Boschis 2007      Cavallotto      PIEMONTE<br />
Barolo 2007      Falletto di Bruno Giacosa      PIEMONTE<br />
Bricco Pernice 2006      Elvio Cogno      PIEMONTE<br />
Bricco delle viole 2007      Vajra      PIEMONTE<br />
Barolo Roggeri 2003      Ciabot Berton       PIEMONTE</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_2692" class="wp-caption aligncenter" style="width: 371px"><a href="http://newwinejournal.it/01/2012/i-vini-preferiti-dalla-redazione-nei-mesi-di-novembre-e-dicembre-2011.html/barolo" rel="attachment wp-att-2692"><img class=" wp-image-2692" title="Barolo" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Barolo-300x172.jpg" alt="" width="361" height="207" /></a><p class="wp-caption-text">Degustazione Barolo</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sabato 17 Dicembre: Champagne e Bollicine</strong><br />
Cartizze Sior Toni V8      Geneagricola      VENETO<br />
Cartizze Superiore Valdobbiadene      Le Colture       VENETO<br />
Rugré      La Scolca      PIEMONTE<br />
Franciacorta Gran Cuvee      Bellavista      LOMBARDIA<br />
Nature Ecru Millesimato 2005      Anteo      LOMBARDIA<br />
Brut Trento DOC      Maso Martis      TRENTINO<br />
Blanc di Neri      Torre Rosazza      FVG<br />
Champagne Brut       De Saint Gall      FRANCIA<br />
Champagne Brut       Philippe Costa      FRANCIA<br />
Oppidum      Cantina Sant’Andrea      LAZIO</p>
<div id="attachment_2700" class="wp-caption aligncenter" style="width: 450px"><a href="http://newwinejournal.it/01/2012/i-vini-preferiti-dalla-redazione-nei-mesi-di-novembre-e-dicembre-2011.html/bollicine" rel="attachment wp-att-2700"><img class=" wp-image-2700" title="Bollicine" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Bollicine-300x134.jpg" alt="" width="440" height="196" /></a><p class="wp-caption-text">Champagne e Bollicine</p></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>UNO SGUARDO AI VINI DI MARGAUX DI ANNATE DIVERSE</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 00:41:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ian D'Agata</dc:creator>
				<category><![CDATA[La verticale]]></category>
		<category><![CDATA[Numero: 25 | Gennaio 2012]]></category>

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		<description><![CDATA[2000 Annata calda,che a margaux qualche problema di siccità ha portato. Vini caldi, ricchi, più cremosi del solito. Chateau d’Angludet Buono elegante ben fatto ma è ridotto ai minimi termini rischiando poco. Migliora sensibilmente nel bicchiere, è un peccato che non abbia più complessità. Chateau Kirwan Di grande impatto, buono, pulito di buona purezza, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">2000</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Annata calda,che a margaux qualche problema di siccità ha portato. Vini caldi, ricchi, più cremosi del solito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Chateau d’Angludet</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Buono elegante ben fatto ma è ridotto ai minimi termini rischiando poco. Migliora sensibilmente nel bicchiere, è un peccato che non abbia più complessità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Chateau Kirwan</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Di grande impatto, buono, pulito di buona purezza, ma risulta un po’ scheletrico ed in ultimo annoia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Chateau Giscours</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Stile di grande maturità ma non risulta noioso e di maggiore charme di altri vini che giocano sul filo delle maturità spinte. Davvero di bella complessità al naso, dove risultano delle bellissime note di vaniglia Bourbon e di noce di cocco, come anche di cannella e noce moscata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Chateau Rauzan Gassies</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questo delude:  risulta piuttosto verde soprattutto in bocca con dei tannini ruvidi togliendoli gradevolezza e charme. Forse il problema qui più che il legno è la non la maturità polifenolica delle uve.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
</span></strong></p>
<div id="attachment_2682" class="wp-caption aligncenter" style="width: 236px"><a href="http://newwinejournal.it/01/2012/uno-sguardo-ai-vini-di-margaux-di-annate-diverse.html/margaux" rel="attachment wp-att-2682"><img class="size-medium wp-image-2682" title="Margaux" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Margaux--226x300.jpg" alt="" width="226" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Chateau Rauzan Gassies</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">1999</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Di tutte le sotto-zone di Bordeaux, a Margaux hanno avuto alcuni dei risultati migliori nel 1999, come del resto spesso accade in quelle annate non completamente favorevoli dal punto di vista climatico grazie ai terreni assai precoci di questa Appellation. I tanti sassi aiutano l’acqua a scivolare via, e così i vini si salvano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Chateau d’Issan</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Da quello che è uno dei più bei edifici dediti al vino nel mondo intero (sembra davvero il castello del Principe Azzurro) un vino interessante, ben fatto, di buona purezza aromatica. Non sarà certamente al livello del mitico 1900, uno dei più grandi Bordeaux di tutti i tempi, ma nemmeno al livello di alcuni vini deboli e magri degli anni ’80.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Chateau Labergorce Zedé</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ottimo, una netta marcia in più rispetto ad altri Margaux; una bella sorpresa, epr quello che generalmente non è un top wine. Ha un naso bello come pochi, di grande profondità dove spiccano le note di liquore di cassis e torrefazione, di grande purezza, elegante ed il bello è che non è nemmeno del tutto aperto ancora. In bocca è più semplice, gioca tutte le sue carte sulla piacevolezza immediata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Chateau Cantenac Brown</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ancora molto rigido in questo momento, come suo solito. lascia il dubbio che non avrà la forza per fare uscire il frutto da uno strato tannico fin troppo coprente. Forse ancora in una fase di chiusura dal quale uscirà fra qualche anno. Questo perché lo stesso vino bevuto un anno fa era invece assai promettente e piacevole. I tannini potrebbero essere un po’ più dolci, però.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">1998</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Annata non proprio tra le migliori soprattutto per quanto riguarda la maturazione del cabernet sauvignon, almeno per quanto riguarda la Rive Gauche, caratterizzata da filigrane leggermente esili e una magrezza generale. Molto diverso il discorso della Rive droite, dove si hanno alcuni dei più grandi Bordeaux degli ultimi trenta anni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Chateau Du Tertre</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Manca di grasso ma è molto aromatico; è uno dei primi vini prodotti dalla nuova squadra insediatesi a Du Tertre alla fine degli anni ’90. La carta vincente di questa bella azienda sono le vecchie vigne di cabernet franc che qui compone sempre dal 15-33% circa del blend, una rarità per il Médoc. Buona la ciliegia rossa, la cioccolata, la vaniglia…setoso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Chateau Desmirails</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una zaffata pirazinica  di quelle tipo “non facciamo prigionieri” e che tramortirebbe un toro è la prima cosa che ti accoglie quando avvicini il naso al bicchiere: una volta che ci si è ripresi, si finisce col rimediare un raddoppio in bocca della medesima, ma nel complesso la prima  sensazione è quella di un vino molto ben vinificato ma che deve scontare una non perfetta maturazione polifenolica delle uve. Con un po’ di tempo nel bicchiere migliora molto, diventando più grasso, vellutato, e caratterizzato da una grande materia prima con una nota mentolata a chiudere per nulla spiacevole. Tannini fitti e di buona qualità, ricorda da vicino molti Margaux del 1988  che però, almeno nelle versioni migliori, avevano più frutto dolce.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Chateau Durfort-Vivens</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tipico dello stile della casa, gioca tutte le sue carte sulla leggiadria e l’eleganza, con note di frutta rossa matura che riverberano su quelle di un’acidità rinfrescante e per nulla doma, con una purezza aromatica che non si riscontrava nei vini di questo Chateau degli anni’80 e primi anni’90, che pur buoni, risultavano meno eleganti. Manca un po’ di persistenza per renderlo davvero grande. Un Margaux classico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">1996</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Chateau Malescot St.-Exupery</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un grande vino, lineare pulito, con tutta la marca del cabernet sauvignon ad ergersi nel bicchiere in purezza assoluta, ma direi anche del merlot, che qui sembra essercene tanto, ma tanto davvero. Forse più del dichiarato?…Vino comunque molto elegante, di grande pulizia, ha dei profumi davvero spettacolari, intensi e concentrati, con una bellissima cremosità di frutto dolce. Ottimo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Chateau Monbrison</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Buonissimo, ma manca di complessità.. se ne può bere a “garganella”, tanto è piacevole, se l’immagine non offende. Piacevolissimo, puro, aromaticamente bello, tanto che è uno dei migliori vini di tutta la degustazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Quale Vino ti Piace?</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 00:41:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Di Spirito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Numero: 25 | Gennaio 2012]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ imbarazzante sentirsi porre, a bruciapelo, la domanda: “Qual è il miglior vino?”, oppure “Qual è il vino che preferisci?”. Per dare una risposta concreta a queste domande occorre che alcuni presupposti siano condivisi. I fattori che influiscono sul giudizio dipendono dall’annata, dal produttore, dai cibi ai quali si abbinano, dalla giornata del degustatore e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E’ imbarazzante sentirsi porre, a bruciapelo, la domanda: “Qual è il miglior vino?”, oppure “Qual è il vino che preferisci?”.</p>
<p style="text-align: justify;">Per dare una risposta concreta a queste domande occorre che alcuni presupposti siano condivisi.</p>
<p style="text-align: justify;">I fattori che influiscono sul giudizio dipendono dall’annata, dal produttore, dai cibi ai quali si abbinano, dalla giornata del degustatore e dalle esperienze maturate.</p>
<p style="text-align: justify;">Rilasciare dei giudizi o dare un parere, rientra nella sfera della “Comunicazione”, la cui prima regola stabilisce che, chi emette una qualsivoglia informazione, non solo deve darla in modo esatto e completo, ma deve anche avere la cura di assicurarsi che detta informazione venga recepita proprio come si voleva arrivasse e non in maniera distorta.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sempre è possibile accertarsi del “buon fine” dell’informazione; ed allora bisogna sempre verificare le fonti, trattare la notizia con un linguaggio appropriato e, soprattutto, il linguaggio deve essere adeguato a chi dovrà recepire l’informazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò premesso, un vino va giudicato e descritto, almeno da parte di chi vuole diffonderne le conoscenze, in maniera oggettiva in tutti i suoi aspetti.</p>
<p style="text-align: justify;">“Oggettivo” non significa “assoluto”! Ogni giudizio, come tutte le cose al mondo, è sempre relativo. “Nel vino ognuno sente ciò che vuole”. Così diceva un grande studioso dell’intera materia alludendo proprio alle esperienze pregresse accumulate. Ognuno ha un proprio metro in relazione all’esperienza, conosce un certo numero di odori e sapori “memorizzati” durante l’infanzia (normalmente sono quelli che rimangono più impressi; da adulti si fa più fatica a memorizzarne nuovi). Un degustatore esperto ha affinato nel corso degli anni il suo olfatto ed il suo palato e riesce, così, a fare una analisi sensoriale completa, dimenticando le proprie preferenze e comunica il suo giudizio con i descrittori più appropriati.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si può, quindi, stabilire qual è il miglior vino in assoluto o quale preferisci.</p>
<p style="text-align: justify;">Trovo, poi, veramente ridicolo descrivere un vino facendo ricorso a similitudini che capiranno in due o tre; mi riferisco sia ad alcune espressioni originali ed improbabili, come <em>“calzino di ciclista”, “sudato di cavallo”, “agrume antico”, “primavera botticelliana”,</em> ma anche a similitudini più concrete come “<em>cardamomo</em>”, “<em>karkadè</em>” ed altre sostanze poco utilizzate e scarsamente conosciute dalla maggioranza delle persone, che quasi nessuno capirà.</p>
<p style="text-align: justify;">Un aspetto molto importante è la conoscenza dei difetti del vino; non parlo di quelli che appaiono subito palesi, ma di quelli semi nascosti: se non li si conoscono, non si possono apprezzare appieno tutti i pregi o, addirittura, si rischia di confonderli con i pregi; e, tantomeno, si possono emettere giudizi sulla longevità del vino.</p>
<div id="attachment_2676" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://newwinejournal.it/01/2012/quale-vino-ti-piace.html/visiva_1" rel="attachment wp-att-2676"><img class="size-medium wp-image-2676" title="Visiva_1" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Visiva_1-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" /></a><p class="wp-caption-text">Controllo Visivo</p></div>
<p style="text-align: justify;">Convenzionalmente la degustazione si effettua in tre fasi: <strong><em>visiva</em></strong>, <strong><em>olfattiva</em></strong>, <strong><em>gustativa</em></strong>. Personalmente tengo in alta considerazione un quarto elemento che tutti quelli che “sputano” non “provano”: il <strong><em>retrogusto</em></strong>. Deglutire il vino non serve solo a “tracannare”. Il passaggio del vino attraverso la gola, impone un innalzamento della temperatura provocando la liberazione di vapori che risaliranno le vie retro nasali. Si percepiranno profumi che confermano quelli già avvertiti durante la fase olfattiva o, specie per quei vini un po’ “chiusi”, li rileverà in questa fase.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa fase, inoltre, si apprezzano molti di quei difetti poco palesi. Un vino che “scalda” in gola è un vino che denota un disequilibrio congenito: che ci sia alcool nel vino è naturale, ma se l’alcool predomina farà precipitare i tartrati, scenderà il livello di acidità e presto il vino diventerà decrepito.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è poi da tenere in alta considerazione alcuni aspetti: la piacevolezza, l’equilibrio, le emozioni che ti suscita e le sensazioni che ti lascia. Qualche volta anche delle delusioni oppure ti suscita l’imposizione di una ulteriore verifica.</p>
<p style="text-align: justify;">Così come in molte discipline esistono strumenti di analisi, anche per il vino è stato messo a punto un <strong><em>Analizzatore</em></strong> degli odori per una esatta identificazione delle varie componenti. Ciò che viene a mancare è la sintesi dei vari profumi; avere come risultato una serie di formule chimiche o i nomi degli acidi o delle aldeidi effettivamente contenuti nel vino, non soddisfa le nostre esigenze descrittive. Lo strumento, inoltre, non apprezza le successioni aromatiche (euritmia) che il vino ci offre con l’ossigenazione; non fornisce informazioni che noi sintetizziamo come sensazioni di “equilibrio”, “armonia”, “piacevolezza”; né possiamo sperare che faccia riferimenti al “terroir”od alla tipicità: ci sono degustatori che riescono ad identificare anche produttore ed annata di alcuni vini! Senza considerare, poi, le grandi emozioni che alcuni vini suscitano (senza scendere nel personale), anziché darti la sensazione di “vino omologato”.</p>
<p style="text-align: justify;">In definitiva, la degustazione è un piacere del quale si può godere al meglio avendo ricevuto una corretta impostazione, applicando regole di degustazione apprese dall’insegnamento di un degustatore esperto e, visto che i vini a disposizione sono tantissimi, facendo continue esercitazioni, possibilmente confrontandoci con degustatori più bravi di noi o, perlomeno, di esperienza compatibile.</p>
<p style="text-align: justify;">E se questi giudizi ce li scambiamo via <strong><em>SMS</em></strong> o via <strong><em>FaceBook</em></strong>, non mi scandalizzo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’uso del computer è entrato irreversibilmente nella nostra vita quotidiana. Capita spesso vedere degustatori che scrivono le loro “Note di Degustazioni” su un computer o su un I-Pad, anziché sul quaderno degli “Appunti di Degustazione del Vino”. E si scambiano i giudizi in differita, non necessariamente in contemporanea durante la stessa degustazione. Il problema è uno solo: quando mi sono formato quel giudizio. Di sicuro davanti ad un bicchiere di vino. La modalità “tecnologica” favorisce lo scambio di impressioni; basta solo essere sicuri che il giudizio che si invia sia stato redatto con un linguaggio compatibile a quello della persona ricevente.</p>
<p style="text-align: justify;">E se qualcuno non riesce a familiarizzare con gli strumenti tecnologici normalmente in uso oggi … beh questo non può invalidare tutti i giudizi sul vino che ci si scambia!</p>
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		<title>ANTEPRIMA AMARONE 2008</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 00:40:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciano Pavesio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anteprima]]></category>
		<category><![CDATA[Numero: 25 | Gennaio 2012]]></category>

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		<description><![CDATA[Nuova location per Anteprima Amarone che  presenta l’annata 2008 nel cuore di Verona, al Palazzo della Gran Guardia e sposa la cultura attraverso la partnership con la mostra “Il Settecento a Verona” &#160; “Anteprima Amarone”, consolidato e immancabile appuntamento di inizio d’anno del mondo enologico per presentare l’ultima annata in commercio, si svolgerà il 28 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nuova location per Anteprima Amarone che  presenta l’annata 2008 nel cuore di Verona, al Palazzo della Gran Guardia e sposa la cultura attraverso la partnership con la mostra “Il Settecento a Verona”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_2652" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://newwinejournal.it/01/2012/anteprima-amarone-2008.html/amarone_1" rel="attachment wp-att-2652"><img class="size-medium wp-image-2652" title="Amarone_1" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Amarone_1-300x219.jpg" alt="" width="300" height="219" /></a><p class="wp-caption-text">Logo Anteprima Amarone</p></div>
<p style="text-align: justify;">“Anteprima Amarone”, consolidato e immancabile appuntamento di inizio d’anno del mondo enologico per presentare l’ultima annata in commercio, si svolgerà il 28 e 29 gennaio 2012 all’interno del prestigioso Palazzo della Gran Guardia, nel cuore della città, dove saranno ospitate, oltre alle degustazioni, diversi eventi correlati. Tra questi spicca l’importante mostra “Il Settecento a Verona. La nobiltà della pittura: Tiepolo, Rotari, Cignaroli”, che inaugura una significativa collaborazione con i Musei Civici, proponendo una visita guidata studiata appositamente per l’occasione.</p>
<p style="text-align: justify;">L’allestimento dell’edizione 2012 rappresenterà un’autentica novità, poiché evoca nella scelta dei materiali e nel loro utilizzo innovativo la tradizione e la territorialità che rappresentano valori radicati nella cultura della Valpolicella. Il prestigio e la visibilità del Palazzo delle esposizioni di Piazza Bra hanno inoltre suggerito un progetto che nella sobrietà e nell’essenzialità trovasse i caratteri distintivi per inserirsi nella preziosa architettura.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulle pareti, realizzate con pallets di legno grezzo, verrà esposta la selezione di foto che immortalano la bellezza delle vallate dove nascono i vini Valpolicella Doc. L’autore, Eugenio Cipriani, grazie al suo amore per il territorio ne ha colto orizzonti, colori e scorci inediti. Le pareti con le stampe fotografiche saranno disposte nell’aula del Loggiato in modo tale da cadenzare il percorso espositivo seguendo il percorso che porta a scoprire le otto vallate della Valpolicella e le rispettive cantine, in un racconto che unisce vino e territorio, inteso sia come luogo di produzione che come patrimonio naturalistico e culturale, con l’intento di offrire ai visitatori uno sguardo immediato sull’ambiente che dà i natali di origine, al Grande Rosso che è l’indiscusso protagonista della manifestazione: l’Amarone 2008.</p>
<p style="text-align: justify;">L’enogastronomia sarà parte integrante degli itinerari che verranno presentati in occasione dell’Anteprima, prima parte di un progetto che si svilupperà seguendo l’andamento delle stagioni. Da qui il nome “Le 4 stagioni della Valpolicella”, che offrirà ai potenziali visitatori una proposta che comprende quanto di meglio offre il territorio in relazione al ciclo vegetativo della vite e alla maturazione del vino.</p>
<div id="attachment_2653" class="wp-caption aligncenter" style="width: 218px"><a href="http://newwinejournal.it/01/2012/anteprima-amarone-2008.html/amarone_2" rel="attachment wp-att-2653"><img class="size-medium wp-image-2653" title="Amarone_2" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Amarone_2-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Grappolo Passito</p></div>
<p style="text-align: justify;">La tradizionale conferenza stampa legata all’Anteprima, oltre a presentare l’annata, renderà quindi noti i risultati della ricerca condotta dal professor Eugenio Pomarici dell’Università Federico II di Napoli sul posizionamento della filiera dell’Amarone sui mercati internazionali, e in particolare nei mercati chiave rappresentati da Canada, Svezia, Germania e Usa, allo scopo di orientare efficacemente la futura politica dell’export.</p>
<p style="text-align: justify;">Le prime impressioni relative all’Amarone 2008 parlano di un maggiore e forte legame con il territorio di origine e di un particolare equilibrio nella struttura e negli aromi. L’andamento climatico dell’annata ha infatti interagito con le condizioni pedologiche dei sei terroir della doc Valpolicella caratterizzando il vino prodotto: austero nelle vallate più occidentali della Valpolicella Classica, ossia Sant’Ambrogio, San Pietro in Cariano e Fumane; opulento nella vallata di Negrar; ricco quello di Cazzano, Mezzane e Val d&#8217;Illasi, mentre la finezza pare contraddistinguere l’Amarone di Marano, mentre l’eleganza quello della Valpantena.</p>
<p style="text-align: justify;">Conferme o smentite di queste prime considerazioni verranno raccolte solo al termine delle due giornate di fine gennaio in cui verrà degustato da giornalisti, addetti del settore e appassionati.</p>
<div id="attachment_2654" class="wp-caption aligncenter" style="width: 254px"><a href="http://newwinejournal.it/01/2012/anteprima-amarone-2008.html/amarone_3" rel="attachment wp-att-2654"><img class="size-medium wp-image-2654" title="Amarone_3" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Amarone_3-244x300.jpg" alt="" width="244" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Banchi d&#39;Assaggio all&#39;Anteprima</p></div>
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		<title>Rossi “non Consoni”</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 00:39:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele e Sandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il bianco e nero]]></category>
		<category><![CDATA[Numero: 25 | Gennaio 2012]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo i “Bianchi non-Consoni” è toccato ai rossi. Il “mandato” era, per ognuno dei convitati, di portare un rosso che non fosse né piemontese, né un vitigno internazionale classico (cabernet-sauvignon, merlot, syrah, pinot noir, ecc…). Abbiamo degustato 13 vini alla cieca; mediamente tutti di buona qualità (N.B. I vini che non raggiungono almeno un punteggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dopo i “Bianchi non-Consoni” è toccato ai rossi. Il “mandato” era, per ognuno dei convitati, di portare un rosso che non fosse né piemontese, né un vitigno internazionale classico (cabernet-sauvignon, merlot, syrah, pinot noir, ecc…).</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo degustato 13 vini alla cieca; mediamente tutti di buona qualità (<em>N.B. I vini che non raggiungono almeno un punteggio di 82/100 non vengono selezionati; un vino da ♪ è comunque un vino che raggiunge un punteggio di 85/100</em>).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://newwinejournal.it/10/2011/bianchi-non-consoni.html/logo" rel="attachment wp-att-2141"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2141" title="Logo" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Logo-297x300.jpg" alt="" width="297" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p><strong>♪          </strong><strong>: vino buono</strong><strong></strong></p>
<p><strong>♪♪        </strong><strong>: vino molto buono</strong><strong></strong></p>
<p><strong>♪♪♪</strong><strong>      : vino eccellente</strong></p>
<p><strong>♪♪♪♪</strong><strong>    : vino da non perdere</strong></p>
<p><strong>♪♪♪♪♪</strong><strong>  : vino indimenticabile</strong></p>
</div>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Qui di seguito quelli che ci hanno particolarmente emozionato (<em>hanno ampiamente raggiunto un giudizio di </em><strong><em>♪♪, </em></strong><em>quindi vini “molto buoni”</em>) e che ci hanno visto discutere e giocare su quale brano meglio si “accompagnava” ad ogni vino.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche in questa degustazione abbiamo avuto punti di <em>contatto</em> e di accordo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sui giudizi dei vini, pochi contrasti e molti <em>accordi; </em> sui brani da accompagnare, invece, sono emerse di più le differenze di gusti e di carattere, le differenze appunto tra il <em>Bianco</em> e il <em>Nero</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vini Assaggiati</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Celeste Crianza 2008 – Ribera del Duero – Miguel Torres  – Tinto Fino (Tempranillo)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note: </strong><strong>♪♪♪</strong><strong><em></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sentori di frutta, agrumi, leggera nota minerale; bocca ancora troppo giovane. Buono, beverino, ma non esprime ancora appieno le potenzialità del vitigno.</p>
<p style="text-align: justify;">Vino per musica “easy-listening”, fatta per piacere a tutti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Nero<em>:</em></strong> musica spagnoleggiante<strong><em> Madonna</em></strong>: <strong><em>La Isla Bonita  </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Bianco<em>: All Saints &#8211; Pure Shores</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ambruco 2007 – Pallagrello Nero 100% &#8211; Terre del Principe</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note: </strong><strong>♪♪</strong><strong><em></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Vino completo. Finita la pubertà in cui si trovava il precedente, ben delineato l’equilibrio tra fiori e frutti rossi maturi  con la mineralità ben in evidenza. In bocca è fresco sapido, abbastanza fine, equilibrato e lungo.</p>
<p style="text-align: justify;">Vino per musica di contrasti; morbidezze e ruvidezze, non sempre perfettamente equilibrate.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Bianco e Il Nero<em>: Eminem &amp; Rihanna – Love the Way You Lie</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Es 2007 – Primitivo 100% &#8211; Gianfranco Fino</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note: </strong><strong>♪♪♪</strong><strong><em></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Rosso rubino, quasi impenetrabile. Al naso è suadente; note fruttate di confettura di amarene, viola, erbe aromatiche appassite, tabacco e un finale balsamico. In bocca si presenta caldo, morbido, persistente, con tannini setosi e con un finale balsamico lungo e piacevole.</p>
<p style="text-align: justify;">Vino per musica popolare, italiana, potente, calda ma rivisitata in chiave rock.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Bianco e Il Nero<em>: Negramaro – Meraviglioso (di Domenico Modugno)  </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Romain 2006 – C.O.F. Schioppettino 100% &#8211; Rodaro</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note: </strong><strong>♪♪♪♪</strong><strong><em></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Colore rubino intenso. Al naso note fruttate di mirtilli e prugne mature, speziato di pepe e liquirizia con un lieve sentore torbato. In bocca è piacevole, corpo e struttura importanti, ma ben bilanciati da freschezza e sapidità. Tannini importanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Vino per musica festaiola, ritmata ma non banale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il </strong><strong>Nero<em>: Mika – We are golden   </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Bianco<em>: Zaz – Je Veux</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Naima 2000 – Aglianico 100% &#8211; Viticoltori De Conciliis</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note: </strong><strong>♪♪♪</strong><strong><em></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Scuro e intenso; al naso si presentano note di frutti di bosco maturi, erbe aromatiche, spezie e note minerali. In bocca è caldo, ma con spiccata acidità e sapidità che bilanciano l’alcolicità e un corpo pieno e ben strutturato.. Elegante e persistente, con un piacevole finale minerale.</p>
<p style="text-align: justify;">Vino per musica elegante, raffinata, ma non “sofisticata”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Bianco e Il Nero<em>: Ivano Fossati – Mio Fratello che Guarda il Mondo</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Poja 1997 – Corvina 100% &#8211; Allegrini</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note: </strong><strong>♪♪♪</strong><strong><em></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Al naso si presenta prevalentemente speziato: cannella, tabacco, liquirizia, ma anche lievi note fruttate di confettura di more e prugne e floreali di rosa appassita. In bocca è morbido ed elegante, rotondo ma in perfetto equilibrio. Buona persistenza e piacevolezza di beva.</p>
<p style="text-align: justify;">Vino per musica raffinata, non di semplice ascolto da godersi con la massima concentrazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Nero<em>: Paolo Buonvino – Senza Fiato</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Bianco:<em> Bono &amp; Clannad – In A Life Time  </em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_2636" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://newwinejournal.it/01/2012/rossi-non-consoni.html/vini-assaggiati" rel="attachment wp-att-2636"><img class="size-medium wp-image-2636" title="Vini Assaggiati" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Vini-Assaggiati-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">I Vini Assaggiati</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Massimo Lupi – il Vignamare e la Riviera di Ponente</title>
		<link>http://newwinejournal.it/01/2012/massimo-lupi-il-vignamare-e-la-riviera-di-ponente.html</link>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 00:38:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero: 25 | Gennaio 2012]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio e Tradizione]]></category>

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		<description><![CDATA[La tradizione non si può ereditare, e chi la vuole deve conquistarla con grande fatica. (Thomas Stearns Eliot) &#160; &#160; Il mio incontro con i vini liguri risale agli anni settanta e non lo ricordo particolarmente felice. All’epoca mi ritrovavo ogni anno a trascorrere le mie vacanze estive nella Riviera di Ponente. Dopo i primi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>La tradizione non si può ereditare, e chi la vuole deve conquistarla con grande fatica. </em></p>
<p><strong><em>(Thomas Stearns Eliot)</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_2616" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://newwinejournal.it/01/2012/massimo-lupi-il-vignamare-e-la-riviera-di-ponente.html/massimolupi_3" rel="attachment wp-att-2616"><img class="size-medium wp-image-2616" title="MassimoLupi_3" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/MassimoLupi_3-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Massimo Lupi</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Il mio incontro con i vini liguri risale agli anni settanta e non lo ricordo particolarmente felice. All’epoca mi ritrovavo ogni anno a trascorrere le mie vacanze estive nella Riviera di Ponente. Dopo i primi “abboccamenti” decisi che non eravamo fatti l’uno per l’altro e così, fino a qualche anno fa, ci mantenemmo a debita distanza. Non ricordo di essermi mai trovato in un ristorante della Riviera ed aver ordinato un vino bianco locale; quei primi ricordi e, lo confesso, un po’ di stupidi pregiudizi, mi spingevano sempre a scegliere “altro”. Qualche anno fa, appunto, in occasione di un incontro tra “amici-appassionati” che si stavano preparando all’esame da Sommelier, la svolta. Ognuno di noi doveva portare una bottiglia “coperta”, a turno ci toccava preparare la scheda. Mi tocco un bianco, e iniziai: “<em>Alla vista si presenta con un colore giallo paglierino e con lievi riflessi dorati. Al naso si presenta intenso, abbastanza complesso, fine e delicato. Note floreali di fiori bianchi come il biancospino; fruttate di pesca bianca, agrumi; gradevolmente mandorlato e con lievi note di erbe aromatiche. In bocca è secco, caldo, abbastanza morbido, fresco e sapido. Di corpo, abbastanza equilibrato, intenso e abbastanza persistente. Il finale con piacevoli sentori di pera e mela.”.</em> Veramente un bel vino.<em> </em>Poi la domanda di rito (tra noi un gioco), di chi l’aveva portato: <em>“Da quale regione?”</em>. Ricordo di averne sparate almeno quattro, svariando dal nord al sud, senza successo (e lungi da me citare tra queste la Liguria). <em>“Guarda che è del nord, ed è proprio qui vicino!”</em>. Ultimo gentile tentativo di aiutarmi. Riprovo; da est a ovest. Niente. Solo all’ultimo cito la Liguria, e la sorpresa (schiaffo ai pregiudizi di anni e anni) fu grande. Era un Pigato (nella versione base) di Lupi, buono, e con un rapporto qualità/prezzo ottimo. Una rivelazione! D’altro canto per quale motivo una terra così bella, con un clima davvero unico, non dovrebbe fare buoni vini?</p>
<p style="text-align: justify;">Così quando ho dovuto decidere da chi iniziare il mio viaggio di interviste in Liguria non ho avuto dubbi: Cantina Lupi, Pieve di Teco. Dovevamo fare una chiacchierata di un paio d’ore; sono andato via dopo cinque, e avremmo avuto ancora molte cose da raccontarci.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Come nasce “Casa Lupi”</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mio padre Tommaso, capostipite, aiutato da suo fratello Angelo, ha fondato l’azienda negli anni ’60. Iniziarono aprendo un’enoteca ad Imperia, che all’epoca era molto piemontese e poco ligure, anche perché in quegli anni la nostra enologia era ancora agli albori. Poi, dopo aver fatto un po’ di esperienze nel Collio, in Piemonte, nella ristorazione come chef, ed aver fatto diventare, nel frattempo, la loro enoteca il punto di riferimento per quanti volevano gustare i migliori vini della zona, prese la decisione di vinificare in proprio. Acquisirono questo fabbricato (<em>la Cantina a Pieve di Teco n.d.r.</em>), che nell&#8217;anno Mille ospitava un convento di frati, e così nacque l&#8217;azienda vitivinicola Lupi.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie alla passione, alla tenacia e all&#8217;amore per la propria terra, anno dopo anno, riuscì a dimostrare le potenzialità e la qualità dell&#8217;enologia ligure.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli anni 2000, visto che le famiglie si erano allargate (mio zio ha tre figli, e mio papà anche) e quindi iniziavano ad esserci troppe teste, ed ognuna con la propria idea, mio padre e mio zio si sono divisi l’azienda. Mio papà, che ha sempre curato di più la produzione, si è tenuta l’azienda vitivinicola, mio zio l’enoteca di Imperia, che è sempre stata il polo centrale per la vendita dei vini Lupi ed è una delle enoteche migliori della Liguria.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Qual è stato il tuo percorso</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sono partito a 14 anni da casa per studiare 6 anni enologia ad Alba, poi la parentesi del militare e dopo la facoltà di enologia a Torino. Terminati gli studi ho fatto il rappresentante porta a porta per Rinaldi, (un’esperienza intensa e utilissima, che ti tempra, ti rafforza nelle tue convinzioni e ti insegna ad essere tenace nel perseguire i tuoi obiettivi). Dopo Rinaldi ho fatto qualche vendemmia tra Conterno e Gaja, dove ho imparato che il vigneto non è un “giardino” e bisogna imparare a capirlo. Lì mi hanno insegnato che al vigneto non interessa essere “ordinato”, ma molto di più essere equilibrato nel rapporto tra vite e grappolo. Ho fatto per un periodo il direttore commerciale in un’azienda di “formazione” per le cantine (impiantistica, presse, macchine di lavaggio …). Dopo questa esperienza ho aperto un bar-vineria, perché ho sempre amato mantenere e curare il contatto diretto con il cliente; è il modo migliore per comprendere, senza filtri intermedi di enotecari, distributori o ristoratori, cosa pensa il consumatore finale di un prodotto. Da lì sono poi rientrato in azienda.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono partito a 14 anni e sono rientrato a 30.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Cosa ti ha spinto a rientrare in azienda</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mi mancava il mare, e per quanto belle siano le Langhe, questa è casa mia! Dopo le esperienze da dipendente, tutte belle e importanti, sentivo il bisogno di fare qualcosa di mio, che potessi sentire mio completamente, e che portasse il mio nome. Questa scintilla è scoccata solamente quando sono tornato qui. È qualcosa che sentivo di dover rendere a mio padre. Questa azienda è la cosa più bella che ha fatto professionalmente, sentivo che era importante raccogliere questo testimone e portare avanti il suo lavoro, cercando nel contempo di dare un’impronta mia a questa azienda. Spero di riuscirci. Poi ero l’unico della famiglia che voleva veramente questo lavoro. Così nel 2007 ho rilevato le quote dei miei fratelli e da maggio di quest’anno sono diventato l’unico proprietario dell’azienda.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Come è andata agli inizi con tuo papà?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non proprio bene, per usare un eufemismo. Avendo sempre lavorato, non riusciva a staccare, e due teste come le nostre facilmente trovavano elementi di scontro. Non riusciva a capire certe mie scelte, si sentiva offeso. Non comprendeva questa mia voglia di provare altre strade, di fare scelte mie, a volte anche in contrasto con quello si era fatto in passato. Con lui ho sempre avuto quel sano rapporto di competizione che deve esserci tra padre e figlio. Ci ho litigato da quando mi ricordo, abbiamo sempre discusso su tutto, anche furiosamente. Lui ha realizzato qualcosa di grande per questo territorio; io voglio continuare la sua opera, proseguire il percorso che lui ha tracciato ma …</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>… con le tue “impronte”.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Esatto. Io oggi sto godendo dei sacrifici e del lavoro di mio papà e di questo non posso che essergliene grato. Ma non è solo di riconoscenza che parlo. Lui per questa azienda rappresenta una ricchezza inestimabile da qui non posso e soprattutto non voglio prescindere: lui è (insieme a Donato Lanati) la nostra memoria storica.  Non si possono fare grandi vini senza memoria storica. Io ho il mio carattere e le mie idee, che inevitabilmente vorrei trasferire ai miei vini, e che pian piano verranno fuori, però voglio mantenere un filo conduttore con tutto quello che ha fatto negli anni mio papà e con quello che per questa azienda mio papà ha rappresentato. Se non ci fosse mi verrebbe a mancare qualcosa di solido sotto i piedi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Un “rivoluzionario-tradizionalista” </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">È importante non essere vincolati al passato ma è fondamentale sapere cosa è stato fatto; avere il coraggio di provare nuove strade, ma tenendo ben presente quello che c’è stato dietro. Bisogna saper guardare avanti ma con un occhio al passato. E questa credo sia una bella sfida.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_2620" class="wp-caption aligncenter" style="width: 234px"><a href="http://newwinejournal.it/01/2012/massimo-lupi-il-vignamare-e-la-riviera-di-ponente.html/cantinalupi" rel="attachment wp-att-2620"><img class="size-medium wp-image-2620" title="CantinaLupi" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/CantinaLupi-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Cantina Lupi</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Come vanno i rapporti adesso?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Vanno meglio. Anche se certe scelte le vive ancora come fossero un affronto. Mi rimproverava ad esempio di stare troppo dietro i conti e poco in cantina. Io invece volevo avere il cantiniere non per stare dietro a lui, e fare in due il lavoro che poteva fare uno, ma per poter dedicarmi ad altro: per stare dietro ai clienti o ai vigneti. Io oggi, anche in vendemmia, posso e voglio poter aver mezza giornata per poter andare in vigna; perché è importante essere anche li a controllare e dare indicazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Visioni diverse di gestione aziendale, anche dovute all’appartenere a generazioni diverse.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Durante tutte le esperienze precedenti, mi sono convinto che non funziona più un modello organizzativo aziendale a livello famigliare. Purtroppo le attuali leggi del mercato e la nostra burocrazia, ti impongono di gestire l’azienda in un certo modo. Siamo costretti ad essere prima ragionieri e poi enologi e viticultori. Oggi dobbiamo stare molto attenti a tutte le fasi di lavorazione, alle modalità di commercializzazione e alla sostenibilità economica dell’azienda. È per questo che con sforzi immani sto cercando di ottimizzare i costi di gestione (prima eravamo in 7 ora siamo solo più in 4 a fare lo stesso lavoro), per poter indirizzare maggiori risorse e puntare con ulteriore forza sulla qualità del prodotto e poter dare seguito all’idea che avevo di questa azienda.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Quali obiettivi ti sei dato?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il primo è di mantenere e consolidare le etichette che abbiamo, cercando di capire qual è la strada migliore per i vini di oggi, rispettando però la territorialità e la tradizione di questa zona. Non è semplice. Perché adesso sul mercato vanno vini che sparano su profumi iper-evidenti. Il Pigato non è un vitigno aromatico, quindi la bravura sta nel saper mantenere i suoi profumi caratteristici senza evidenziarli in modo esasperato. È un gioco di giusti equilibri. Per me il vino deve essere valutato dopo un anno, un anno e mezzo di bottiglia. A quel punto i vini che all’inizio sparano tutti quei profumi intensi spariscono, perché non sono legati al codice genetico di quel vitigno, ma legati alla fermentazione. Bisogna saper legare al vino i profumi veri, quelli che durano nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Il secondo?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Più che un obiettivo, un vero e proprio progetto. Riscoprire terreni nuovi, dove arrivare a coltivare nuovamente vigneto. Abbiamo iniziato una ricerca a partire dalla fine del 1800 (cercando di risalire anche fino al 1700) sulle carte storiche per vedere dove ci fosse la viticoltura all’epoca e cercare di recuperare quei terreni. Prima dell’ulivo c’era una viticultura molto più florida e diffusa, poi con l’avvento della fillossera hanno trapiantato l’ulivo perché era una pianta più facile e resistente. Adesso è un casino, perché dove ci sono ulivi è difficile espiantarli. L’ulivo è intoccabile, puoi costruire una abitazione, ma non riportare il vigneto, sembra un paradosso ma è così.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Avete pensato anche di acquisire altri vigneti?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Passata questa fase iniziale di ri-organizzazione aziendale, stiamo valutando la possibilità di prendere ulteriori nuovi vigneti da poter condurre noi direttamente. Una delle pecche della nostra azienda è che qui in Liguria, non abbiamo terreni di proprietà. Sono pochissime aziende che hanno in proprietà i loro vigneti e quindi si va in affitto; nel futuro vogliamo superare questa situazione. Non è facile perché l’albenganese è una zona ricca, poi quasi tutti i terreni agricoli hanno la possibilità di costruire case, pertanto l’acquisto di questi terreni è pressoché proibitivo (possono arrivare a costare più di un milione ad ettaro). Costa più un ettaro a Ortovero che uno in Cannubi a Barolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Si sta correndo il rischio di veder scomparire il vigneto nella Riviera di Ponente?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">No, questo no! Fortunatamente i proprietari hanno ancora una bella mentalità: tenersi ciò che hanno senza imbruttire la zona. La proprietaria dei terreni più grandi che abbiamo (circa 3 ettari), ad esempio, è una italo-americana, che li ha ricevuti da suo padre e, fortunatamente, non ha alcuna intenzione di modificare niente, perché è così che li ha ricevuti e così vuole che rimangano. Con i vigneti, esattamente come li ha lasciati a lei suo padre. Con questi proprietari, abbiamo iniziato a creare dei contratti ad almeno 30 anni. Il vigneto richiede pianificazioni di medio lungo periodo, pertanto non puoi pensare di lavorare, operando scelte e investimenti, senza avere questo orizzonte temporale garantito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Parliamo di vini: ce ne qualcuno che ti ha particolarmente emozionato e consideri un riferimento con cui misurarsi?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Attualmente non ne ho più tanti. Quello che intendo dire è che mi piace sempre andare in giro ad assaggiarli, ma non li considero più dei riferimenti. Voglio innanzitutto che il mio vino piaccia a me. In questo periodo sto assaggiando molto i vini francesi. Trovo, però, che mi piacciono molto di più i vini francesi di 3-4 anni, e non più quelli di 6-7 anni. Mi sta succedendo che detesto il vino che non riesco a berne “una bottiglia in compagnia”. Hai presente quelli da “esibizione”; quelli che ne bevi solo un bicchiere e poi sei costretto a fermarti? Voglio e amo quei vini freschi e piacevoli da bere; quelli che se sei con un amico a tavola, la bottiglia finisce e ne ordini ancora una. I grandi vini devono essere prima di tutto bevibili. Prima mi piacevano tantissimo i vini più “legnosi” (per anni il Gaja Rey è stato il mio preferito) ora ne prediligo altri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>A proposito di Gaja, cosa ti sei portato dietro da tutte le esperienze che hai fatto prima di tornare qui?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La cosa migliore che ho sempre cercato di fare nella vita, è “copiare” (nell’accezione positiva del termine) da quelli che facevano bene, cercando di “rubargli” il mestiere, per arrivare poi reinterpretarlo nella mia dimensione e con le mie caratteristiche. Oggi sto cercando di imparare da tutto quello che mi sta capitando sotto gli occhi (e sotto il naso e in bocca). Però non prendo più nulla come modello. Una volta uno dei miei riferimenti era il Vintage Tunina, oggi non più; continua a piacermi, continuo a berlo, ma sto cercando di trarre da tutte queste esperienze le indicazioni per fare il vino che piace a me. Il Vignamare adesso fa due anni di affinamento, proprio perché non voglio più che si senta la preminenza del legno, e se si sente si deve sentire che è “facile”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Ma se proprio devi citarne un vino che ti ha emozionato davvero? </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mi sto dedicando a questa vita da così poco tempo per poter fare affermazioni di questo genere; ma se devo proprio, allora ti dico il Vignamare. Ricordo che all’inizio, quando sono entrato in azienda, abbiamo fatto una degustazione verticale di 14 annate di Vignamare, siamo arrivati fino al 1994. Quello è stato uno dei vini che mi ha emozionato di più; ma non quella bottiglia, ma tutte e 14 le annate, perché potevi apprezzare il lento cammino che una bottiglia di questo vino sa regalarti. Il 1994 era ancora un vino bevibilissimo e piacevolissimo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Parliamo di sogni!</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Due su tutti. Il primo è riportare il vino a tavola, il suo posto (<em>la nostra intervista, infatti, l’abbiamo fatta proprio a tavola n.d.r.</em>). Il vino non può e non deve essere una cosa da “concorso”. È un bellissimo accompagnatore della vita, ed è così che deve essere vissuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo, più una sfida che un sogno, non sentirmi più cenerentola nei confronti dei vini francesi, e voglio riuscirci con il vino di mio papà: il Vignamare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Cosa ti fa venire più mal di pancia nel mondo del vino e cosa ti piace di più?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mal di pancia: tantissime cose. Innanzitutto l’ostentazione. Sembra che chi fa vino sia da porre su un piedistallo più alto, e non è così. Non mi piace l’atmosfera che si respira in certe manifestazioni. Non mi piace che le persone che vogliono fare colpo, scelgano sempre le solite etichette. Non mi piace che si sia persa la cultura del “mangiare e bere” e la curiosità di andare oltre l’immagine e l’apparenza. Ci manca l’istruzione e quindi non possiamo pensare di avere cultura. Dovremmo riportare l’educazione al cibo, al vino e ai prodotti di una regione nelle scuole.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>E cosa ti piace di più?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Conoscere molte persone, incontrarle e crescere attraverso questi incontri. Ho imparato che da solo nella vita non vai molto lontano. Oggi ho la fortuna di aver incontrato Alex, un giovane enologo che collabora con me, con cui ci capiamo perfettamente e che considerare un dipendente è riduttivo. Insieme stiamo facendo dei bei lavori con le fermentazioni; stiamo imparando e crescendo insieme. Questo è impagabile. Oggi collaboro con lui alla realizzazione del suo sogno: realizzare il suo vino ed imbottigliarlo con il suo nome. Ci tenevo che emergesse questo tipo di collaborazione, perché è così che deve essere. Fare un altro vino, aiutarsi a vicenda ,è uno dei piaceri del lavorare con gli altri che in questo mondo è ancora possibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Vino e Musica</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non ci avevo pensato, ma è un connubio che mi piace. Credo sia più importante descrivere come senti un vino, piuttosto che descrivere i suoi profumi e cosa ci senti dentro. Per questo credo che descriverlo attraverso la musica sia un bel modo di parlarci sopra.</p>
<div id="attachment_2621" class="wp-caption aligncenter" style="width: 624px"><a href="http://newwinejournal.it/01/2012/massimo-lupi-il-vignamare-e-la-riviera-di-ponente.html/prodottilupi" rel="attachment wp-att-2621"><img class=" wp-image-2621" title="ProdottiLupi" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/ProdottiLupi-300x195.jpg" alt="" width="614" height="398" /></a><p class="wp-caption-text">Prodotti Lupi</p></div>
<p><strong>Baitin</strong></p>
<p>Qui la parola la lasciamo ad Alex:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Questo è il frutto della passione trasmessami da mio papà. Finite le medie mi sono indirizzato ad Agraria e poi quando si è trattato di scegliere l’università, ho optato per Enologia. Il mio sogno era creare un vino fatto nella mia piccola cantina. Ci sono riuscito grazie a Massimo. Questo è un vino che più ligure di così non si può: due enologi liguri, due vitigni liguri (pigato e vermentino), due vigne a 500m sul livello del mare. Volevamo un vino con un prezzo più accessibile, senza rinunciare alla qualità: l’unico modo per ridurre i costi di produzione era abbattere tutti i costi che abbiamo nella certificazione dei vini doc (denunce, certificazioni, imbottigliamento …). Così abbiamo creato semplicemente un “Vino Bianco” e abbiamo raggiunto la fascia di prezzo che volevamo”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Per questo vino vedo bene una <strong><em>Salsa cubana, </em></strong>ma quelle old style degli<strong><em> </em></strong>anni ’80, solo strumentale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Sciac-trà &#8211; Ormeasco di Pornassio</strong></p>
<p style="text-align: justify;">È un pezzo rock, mi viene in mente una delle ballate dei <strong>Nirvana. </strong>Musica acustica. Una grande ballata rock, perché sa miscelare bene i timbri forti e ritmati con quelli dolci e morbidi. Questo vino per me rispecchia bene le caratteristiche delle loro ballate. Non è fatto per essere ruffiano, è un vino che deve riportare i caratteri di questo vitigno (<em>l’ormeasco n.d.r.</em>) e di questa zona. Ne faccio poche migliaia di bottiglie. È un vino capito poco e prettamente ligure. Continuo a farlo per tradizione e perché a me piace. In questa zona è sempre stato il vino da portare in campagna, da lavoro. Mi ricorda i tempi in cui andavo con mio papà in vigna; quel vino era l’accompagnamento delle pause dopo ore tirate di lavoro sotto il sole. Adesso non si può più fare; ma era il vino perfetto, più leggero del rosso e che servivi anche un po’ fresco. Questa è un’altra tradizione che andrebbe recuperata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le Serre &#8211; Riviera Ligure di Ponente &#8211; Vermentino </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questo vino proviene da una vigna a Cipressa, è stata scelta da mio papà, per definire il Vermentino. Un’unica vigna, in una terra serrata tra il mare e le montagne dove le radici sono circondate da una pietra dura che si spacca in scaglie. Un luogo caldo e serrato sui propri ricordi. Questo è e sarà il Serre; è così che l’ha pensato e voluto mio papà e io lo condivido completamente. Qui ci metto un pezzo italiano. Direi <strong>Giorgia</strong>, per la potenza di voce e i sentimenti che sa suscitarmi, ma la Giorgia prima maniera. Elegante, però con una potenza bella evidente; in questo vino ci trovo le caratteristiche di Giorgia che canta <strong><em>La Gatta. </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Petraie &#8211; Riviera Ligure di Ponente &#8211; Pigato</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Sei più legato al pigato o al vermentino?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quando mi chiedono se sono più legato al pigato o al vermentino, rispondo “<em>al pigato</em>!”. Perché è unico ed intimamente legato con la Liguria di Ponente. Mi ricorda le dispute con i miei compagni dell’enologico. Avevo 17 – 18 anni, erano gli anni in cui stava prendendo piede l’Arneis, c’era il fenomeno Blangè, io portavo il mio pigato e venivano fuori delle discussioni interessanti. Preferisco il Petraie per legame tradizionale. Ha una maggior mineralità e sapidità (<em>il nome non è casuale n.d.r.</em>). È un vino di potenza, in cui senti maggiormente i contrasti: freschezza e calore. Forse è più difficile da capire, rispetto alle Serre, ed è più marcato dal territorio. Qui mi vengono in mente diversi pezzi, ma se devo sceglierne uno penso ai <strong>Jethro Tull, </strong>alla<strong> <em>Burrè,</em></strong> con quell’assolo di flauto traverso impressionante.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vignamare &#8211; Colline Savonesi i.g.t. – Pigato</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per me è il vino più buono al mondo. Ogni volta che lo bevo è sempre una nuova emozione; è il vino che mi sta emozionando ogni giorno di più. E poi è il vino di mio papà; la sua grande opera. È un IGT perché all’inizio, per non farsi copiare, disse che era un assemblaggio di Vermentino e Pigato, all’epoca poi il disciplinare non consentiva il passaggio in legno. Così è nato come IGT, ma è pigato in purezza, anche se ancora oggi in molti posti e in rete lo ritrovo riportato come assemblaggio dei due vitigni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha un naso incredibile, di miele e di legno fresco tagliato con l’accetta (con la motosega il profumo è completamente diverso). Mi ricorda le giornate passate nei boschi, quando ero ragazzo. È un vino sensuale all’inverosimile, è caldo, avvolgente, carezzevole. Una simbiosi perfetta di morbidezza e freschezza. I profumi della Liguria in bicchiere: agrumi, timo, e una lieve nota salmastra e torbata. Il pigato, poi, negli anni vira verso gli idrocarburi. Questo è Jim Morrison in tutte le sue canzoni. Io amo tutto di <strong>Jim Morrison, </strong>ma su questo vino ci vedo bene<strong> <em>Touch me. </em></strong>Il Vignamare richiede pazienza, devi saperlo aspettare. Con questo vino voglio far vedere che è possibile tirar fuori un bianco capace di stare in bottiglia ben più di 10 anni, mantenendosi sempre vivo, fresco e rispecchiando la territorialità. Un vino che si faccia bere facilmente e che sappia regalare piacere ed emozioni. È dal 2006 che non lo faccio uscire, perché questi anni li ho dedicati ad andare in giro e scegliere i legni giusti per i bianchi che volevo io. Ho scelto legni molto “stretti”, che facciano passare poco della loro struttura, ma che garantiscano longevità e affinamenti lunghi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Braje &#8211; Ormeasco di Pornassio Superiore</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ci avevo pensato, prima del nostro incontro. Per questo vino ci vuole un brano, che rispecchi e trasmetta potenza ed energia allo stato puro. Un pezzo classico, ma potente. I <strong><em>Carmina Burana</em></strong> di <strong>Carl Orff.</strong> Questo vino dimostra le potenzialità del vitigno; qui siamo a 700 m sul livello del mare, con una escursione termica ideale. Non matura mai prima di metà ottobre. Nessuno ne parla mai; i ristoratori per primi hanno poca cultura su questi vini, eppure rispecchiano la tipicità di questo territorio e si sposano bene con questa cucina, che non è solo di pesce. Un vino che mi fa venire la voglia, di sfidarmi con il Pinot Nero. È una questione di tempo, ma prima o poi ci arrivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vini Assaggiati</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sciac-trà 2010 &#8211; Ormeasco di Pornassio – Dolcetto 100%</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Fresco; profumi floreali di rosa e ortensia e di piccoli frutti di bosco. In bocca è piacevole, fresco e si fa bere bicchiere dopo bicchiere. Io ci abbinerei anche un pezzo swing, alla <strong>Sergio Caputo</strong>. Visto il colore ed alcuni legami con la storia: <strong><em>Il Garibaldi Innamorato</em></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le Serre 2008 &#8211; Riviera Ligure di Ponente &#8211; Vermentino </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Fiori gialli di campo, macchia mediterranea, poi note di frutta bianca ed un sentore finale salmastro di alghe che lo rendono molto accattivante. In bocca si presenta sapido, con una buona acidità. Caldo, elegante e ben equilibrato. Anche per me è un vino che richiama una voce femminile, ma con un impronta un po’ più calda e un po’ più “ruvida”: <strong>Fiorella Mannoia</strong> degli inizi, e visto che parliamo di un vino Ligure: <strong><em>Il Mare di Inverno</em></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Petraie 2009 &#8211; Riviera Ligure di Ponente &#8211; Pigato</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Al naso si presenta invitante, ma con fascino ed eleganza. Lievi sentori agrumati, poi frutta gialla matura ed un finale di erbe aromatiche. In bocca non delude le aspettative olfattive: fresco, sapido con una piacevole mineralità. Lungo e persistente. È giovane ma promette molto bene. Condivido la scelta musicale dei <strong>Jethro Tull, </strong>il flauto<strong> </strong>della<strong> <em>Burrè,</em></strong> si sposa perfettamente con questo vino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vignamare 2002 &#8211; Colline Savonesi i.g.t. – Pigato</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Naso di grande complessità. È un grande vino e lo si comprende subito. Agrumi canditi, frutta esotica, vaniglia e note tostate di nocciola. Al palato è caldo, morbido ed elegante, ma con una freschezza ed una sapidità che invogliano alla beva. Può ancora evolvere. A chi dice che i bianchi non possono invecchiare, suggerisco di provare questo vino. <strong>Bill Withers</strong>: <strong><em>Ain’t No Sunshine</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le Braje 2003 &#8211; Ormeasco di Pornassio Superiore</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Rosso rubino. Per me piemontese, pensare di trovare un rosso di questo livello in Liguria è stata una vera sorpresa. Al naso si presenta con spiccati sentori di frutti di bosco e di viola, che via via lasciano spazio ad altri più complessi ed evoluti. Al palato è caldo, morbido ed elegante con una buona dote di freschezza e sapidità che invogliano alla beva. I tannini sono morbidi e ben levigati. Un vino che si fa bere, bicchiere dopo bicchiere senza stancare. Coniugare ritmo, calore ed eleganza. Un pezzo jazz di <strong>Katie Melua</strong>: <strong><em>Crawling Up A Hill</em></strong></p>
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		<title>L’arte in cantina</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 00:38:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia Belardelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero: 25 | Gennaio 2012]]></category>
		<category><![CDATA[Vino Arte e Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni tanto invece che un vino è bello raccontare una storia. E a volte una storia si può raccontare non soltanto con le parole ma anche con il pennello. Perché ci sono vini da bere prima con gli occhi. E se è vero che l’abito non fa il monaco è vero pure che l’occhio vuole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ogni tanto invece che un vino è bello raccontare una storia. E a volte una storia si può raccontare non soltanto con le parole ma anche con il pennello. Perché ci sono vini da bere prima con gli occhi. E se è vero che l’abito non fa il monaco è vero pure che l’occhio vuole la sua parte. Così ecco un vino e una storia raccontati con parole e pennello.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è la storia di Fattoria Nittardi, una tenuta nel cuore della Toscana, a Castellina in Chianti, vicino Siena, acquistata nel 1983 dai suoi attuali proprietari. Lui, Peter Femfert, gallerista a Francoforte, lei, Stefania Canali, veneziana moglie di lui. La tenuta già nel XII secolo produceva vino, e la sua torre fortificata portava il nome di Nectar Dei. Nel Cinquecento la fattoria fu di proprietà di Michelangelo Buonarroti che, impegnato nel capolavoro della Cappella Sistina, chiese di farsi mandare alcuni fiaschi del vino prodotto</p>
<p style="text-align: justify;">per farne omaggio a Papa Giulio II. Oggi la storia si ripete e il Nectar Dei, ultimo nato dalle nuove proprietà in Maremma e vino principe dell’azienda (Cabernet 40%, Merlot 30%, Syrah 20%, Petit Verdot 10%) è stato donato a Papa Benedetto XVI.</p>
<div id="attachment_2631" class="wp-caption aligncenter" style="width: 222px"><a href="http://newwinejournal.it/01/2012/larte-in-cantina.html/collezione-etichette" rel="attachment wp-att-2631"><img class="size-medium wp-image-2631" title="Collezione Etichette" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Collezione-Etichette-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Collezione Etichette</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ma trai vini dell’azienda – una vera e propria casa-museo con un giardino di sculture –  a suscitare interesse non solo per il suo gusto ma anche per la veste è certamente il Casanuova di Nittardi, Chianti Classico che unisce in sé le due passioni del proprietario, il vino e l’arte. Un profondo legame tra vino e cultura racchiuso in pochi centimetri di etichetta – e a dire il vero anche negli spazi meno esigui della carta seta che racchiude le bottiglie – che da 29 anni si fanno contenitore non solo delle necessarie informazioni relative al vino ma soprattutto della creatività di artisti di tutto il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Poiché il vino è cultura – e soprattutto sensorialità – va affrontato attraverso un approccio sinestetico che non può che trarre vantaggio dalla commistione tra cultura e cultura, quella enologica da un lato, quella figurativa dall’altro, realizzando un connubio perfetto in grado di appagare non solo gusto e olfatto ma anche la vista.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, dall’annata 1981, in omaggio all’antico e celebre proprietario Michelangelo Buonarroti, grandi nomi dell’arte moderna e contemporanea hanno contribuito a realizzare un’autentica galleria di capolavori in bottiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Noto predecessore dell’etichetta dipinta fu niente meno che il Barone Philippe de Rothschild che fece realizzare la prima bottiglia d’artista per il suo Bordeaux nel 1923 collezionando nel tempo etichette create da eccellenti pittori quali Jean Cocteau, Georges Braque, Henry Moore, Marc Chagall e Pablo Picasso.</p>
<p style="text-align: justify;">Da 29 anni Fattoria Nittardi fa lo stesso per una serie limitata delle sue bottiglie che presentano creazioni di artisti come Mitoraj, Yoko Ono, Günter Grass, Corneille e sono state di recente oggetto di una piccola mostra. Degustiamone qualcuna.</p>
<p style="text-align: justify;">Si parte con l’ultima arrivata, l’etichetta del Chianti Classico 2009 disegnata da Pierre Alechinsky che rappresenta una foglia di vite dall’aspetto antropomorfo che beve e si rallegra del vino che ha prodotto.</p>
<div id="attachment_2630" class="wp-caption aligncenter" style="width: 266px"><a href="http://newwinejournal.it/01/2012/larte-in-cantina.html/etichetta-alechinsky" rel="attachment wp-att-2630"><img class=" wp-image-2630" title="Etichetta Alechinsky" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Etichetta-Alechinsky-201x300.jpg" alt="" width="256" height="382" /></a><p class="wp-caption-text">Etichetta Alechinsky</p></div>
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<p>La prima etichetta della collezione, realizzata da Bruno Bruni, invece ha un sapore romantico, con un piccione tubante che contempla una falce di luna e una coppia di cipressi abbracciati.</p>
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<div id="attachment_2588" class="wp-caption aligncenter" style="width: 234px"><a href="http://newwinejournal.it/01/2012/larte-in-cantina.html/2-immagine-etichetta-bruni" rel="attachment wp-att-2588"><img class="size-medium wp-image-2588" title="2 Immagine etichetta Bruni" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/2-Immagine-etichetta-Bruni-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Etichetta di Bruni</p></div>
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<p>Di stampo completamente diverso l’etichetta 1990 in cui l’artista, Horst Janssen, mescola a vino e arte la forza dell’erotismo.</p>
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<div id="attachment_2587" class="wp-caption aligncenter" style="width: 232px"><a href="http://newwinejournal.it/01/2012/larte-in-cantina.html/3-immagine-etichetta-janssen" rel="attachment wp-att-2587"><img class="size-medium wp-image-2587" title="3 Immagine etichetta Janssen" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/3-Immagine-etichetta-Janssen-222x300.jpg" alt="" width="222" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Etichetta di Janssen</p></div>
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<p>Si cambia nuovamente registro per le opere di Mitoraj e Corneille, 1997 e 1992, più oniriche, l’una rappresentante un uomo senza volto sullo sfondo di un cielo stellato, l’altra un cielo nervoso con volo di uccelli e un sole rosso – o forse una luna – che non illumina affatto la cupa atmosfera.</p>
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<div id="attachment_2586" class="wp-caption aligncenter" style="width: 231px"><a href="http://newwinejournal.it/01/2012/larte-in-cantina.html/4-immagine-etichetta-mitoraj" rel="attachment wp-att-2586"><img class="size-medium wp-image-2586" title="4 Immagine etichetta Mitoraj" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/4-Immagine-etichetta-Mitoraj-221x300.jpg" alt="" width="221" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Etichetta di Mitoraj</p></div>
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<div id="attachment_2585" class="wp-caption aligncenter" style="width: 232px"><a href="http://newwinejournal.it/01/2012/larte-in-cantina.html/5-immagine-etichetta-corneille" rel="attachment wp-att-2585"><img class="size-medium wp-image-2585" title="5 Immagine etichetta Corneille" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/5-Immagine-etichetta-Corneille-222x300.jpg" alt="" width="222" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Etichetta di Corneille</p></div>
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<p>Minimalista invece l’etichetta di Yoko Ono per i 25 anni di produzione del vino di Nittardi, bicchieri e bottiglie sopra la scritta “Imagine You”, rimando affatto celato alla nota canzone di John Lennon, ripresa anche nella carta seta dove il verso “Imagine peace” si fa messaggio di pace.</p>
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<div id="attachment_2582" class="wp-caption aligncenter" style="width: 228px"><a href="http://newwinejournal.it/01/2012/larte-in-cantina.html/6-immagine-etichetta-yoko-ono" rel="attachment wp-att-2582"><img class="size-medium wp-image-2582" title="6 Immagine etichetta Yoko Ono" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/6-Immagine-etichetta-Yoko-Ono-218x300.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Etichetta di Yoko Ono</p></div>
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<p>Per chiudere due carta seta, involucri forse un po’ osé del Chianti Classico 2007 e 1990. La prima con una sensuale raccoglitrice che anziché grappoli d’uva raccoglie stelle su un terroir d’eccezione, un suolo lunare. Il suo creatore è Tomi Ungerer. La seconda, paradigmatica, è di Horst Janssen. Dal petto nudo di una donna sgorga vino rosso che arriva fino al cuore dell’uomo che beve dal suo seno. Forse la più affascinante per la sua forza comunicativa.</p>
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<div id="attachment_2583" class="wp-caption aligncenter" style="width: 222px"><a href="http://newwinejournal.it/01/2012/larte-in-cantina.html/7-immagine-carta-seta-ungerer" rel="attachment wp-att-2583"><img class="size-medium wp-image-2583" title="7 Immagine carta seta Ungerer" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/7-Immagine-carta-seta-Ungerer-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Etichetta carta seta Ungerer</p></div>
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<div id="attachment_2579" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://newwinejournal.it/01/2012/larte-in-cantina.html/8-immagine-carta-seta-janssen" rel="attachment wp-att-2579"><img class="size-medium wp-image-2579" title="8 Immagine carta seta Janssen" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/8-Immagine-carta-seta-Janssen-300x221.jpg" alt="" width="300" height="221" /></a><p class="wp-caption-text">Etichetta carta seta Janssen</p></div>
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<p>Degustate le etichette non resta che coinvolgere olfatto e gusto…</p>
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<div id="attachment_2580" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://newwinejournal.it/01/2012/larte-in-cantina.html/chianti-classico-casanuova-2009-copertina-articolo" rel="attachment wp-att-2580"><img class="size-medium wp-image-2580" title="Chianti Classico Casanuova 2009 - copertina articolo" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Chianti-Classico-Casanuova-2009-copertina-articolo-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Casanuova 2009 Nittardi</p></div>
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<p>Colore rubino di media concentrazione. Al naso è un’esplosione di frutti rossi, cassis in primis, poi amarena e un leggerissimo sottofondo di arancia amara. Note floreali di viola, spezie, radice di liquirizia e un fondo balsamico avvolgente. In bocca è pieno e ancora leggermente nervoso, con una possente spalla acida, buona sapidità e persistenza.</p>
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		<title>Il MERANO WINEFESTIVAL del Ventennale</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 23:55:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Di Spirito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Numero: 24 | Dicembre 2011]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 4 al 7 Novembre si è svolto il Merano WineFestival, edizione del Ventennale. Qualcuno fra quelli che ha partecipato sin dal primo anno non esita a dire che le prime edizioni erano più pure e qualitativamente più selettive. Questo giudizio mi sembra un pò nostalgico e superficiale. C’è da dire, però, che le novità, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 4 al 7 Novembre si è svolto il Merano WineFestival, edizione del Ventennale. Qualcuno fra quelli che ha partecipato sin dal primo anno non esita a dire che le prime edizioni erano più pure e qualitativamente più selettive. Questo giudizio mi sembra un pò nostalgico e superficiale. C’è da dire, però, che le novità, specialmente quando sono positive, godono di un grande valore aggiunto che le colloca oltre ogni merito; quando poi un evento diventa un appuntamento fisso, rientra nella normalità e dà spazio a sensazioni di “stanchezza”. Analizzando i numeri ufficiali, si prende coscienza dell’eccezionalità dell’evento.</p>
<p>La città termale con meno di 50.000 abitanti residenti, durante i quattro giorni del festival ha accolto appassionati, esperti, stampa e operatori del mondo del vino e del cibo per un totale di circa 10.000 persone. Gli alberghi della città e di quelle vicine erano tutti pieni.</p>
<p>I visitatori paganti nei quattro giorni sono stati circa 5.500 con un incremento del 13,5%:</p>
<p>I produttori ITALIANI presenti erano 406, quelli STRANIERI 135 per un totale di 1.200 etichette.</p>
<p>Beh, questi numeri parlano da soli. Avere un’affluenza così rilevante con un costo d’ingresso minimo di 60,00 Euro al giorno è qualcosa che tentano in pochi; sicuramente Helmuth Köcher, Presidente e Fondatore della manifestazione, offre la certezza di trovare una perfetta organizzazione ed elevata qualità dei vini selezionati.</p>
<p>Abbiamo raccolto qualche piccola critica degna di nota e da tener conto nel futuro: alcuni produttori sono stati invitati con l’etichetta “New Entry”. Della loro “esposizione” (il cui costo non era indifferente) non se ne sapeva granché; hanno ricevuto pochissime visite, perché relegati nel Pavillon des fleurs, mentre tutto il grosso del pubblico era nei saloni del Kurhaus.</p>
<p>La selezione dei vini Biologici, tradizionalmente esposti nelle sale del Pavillon des Fleurs, non ha riservato sorprese; le aziende sono sembrate in numero minore rispetto all’anno precedente che, per di più, mi è sembrato qualitativamente migliore.</p>
<p>Al Kurhaus il sabato e, soprattutto la domenica, c’è stato il solito affollamento. I banchi dei vini e degli Champagne francesi sono stati presi letteralmente d’assalto sin dai primi minuti. Sicuramente la curiosità superava la competenza dei visitatori.</p>
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<div id="attachment_2469" class="wp-caption aligncenter" style="width: 430px"><a href="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Kurhaus5011.jpg"><img class="size-medium wp-image-2469" title="Kurhaus501" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Kurhaus5011-300x225.jpg" alt="" width="420" height="315" /></a><p class="wp-caption-text">Un momento della degustazione al Kurhaus</p></div>
<p>Grandi nomi e grande qualità dei vini italiani assaggiati: Barolo, Barbaresco, Brunello, Amarone, qualche vino Alto Atesino alcuni vini Siciliani e Campani ti danno la certezza che il vino Italiano gode un ottimo momento.</p>
<p>Ho assaggiato anche dei vini di Australia, Nuova Zelanda, Polonia, ed altri paesi emergenti. E’ difficile amare quei vini, abituati, come siamo, ai nostri ed a quelli francesi. Alcuni vini erano veramente di difficile beva: con una acidità eccessiva e qualche spigolosità di troppo.</p>
<p>Sabato 5 c’è stata la presentazione della <strong><em>Guida ai Migliori Vini d’Italia 2012 di D’Agata &amp; Comparini</em></strong> al Teatro Puccini, gremito in ogni ordine di posti: non erano presenti solo i produttori premiati, ma anche tanti appassionati.</p>
<p>Il premio speciale quale “<em>Vino dell’anno 2012” </em>è stato assegnato al <strong><em><span style="text-decoration: underline;">Primitivo di Manduria Es 2009</span></em></strong> con la seguente motivazione: “ … Un Primitivo potente ma raffinato, dolce ma non eccessivamente zuccherino, cremoso e vellutato, alcolico ma sorretto da una grande struttura. Un Primitivo di grandissimo lignaggio, dai tannini setosissimi, un frutto suadente, profondissimo, senza asperità di alcun tipo”.</p>
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<div id="attachment_2472" class="wp-caption aligncenter" style="width: 532px"><a href="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/PrimoFino427.jpg"><img class="size-medium wp-image-2472" title="PrimoFino427" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/PrimoFino427-300x225.jpg" alt="" width="522" height="392" /></a><p class="wp-caption-text">Simona Natale e Gianfranco Fino alla premiazione</p></div>
<p>L’altro premio speciale, quale “<em>Azienda dell’anno</em>”, è stato assegnato a <strong><em>Gulfi</em></strong>: “Moltissimi i vini buoni della Gulfi anche quest’anno. Su tutti un Nerobufaleffj, un grande vino di valore internazionale, pur essendo quanto di più locale si possa volere. Un Nero d’Avola grandioso, potente, raffinato, equilibratissimo e a cui il tempo in bottiglia ha moltissimo aiutato. Bravissimi tutti in famiglia e come sempre anche l’enologo Salvo Foti, personaggio di spessore mondiale.”</p>
<p>Molte le degustazioni guidate e di grandissima qualità. Fra queste ne citiamo alcune;</p>
<p><strong><em>Cantine di Terlano “Vorberg Pino Bianco</em></strong>, dieci annate fra il 1957 ed il 2009;</p>
<p><strong><em>Barolo e Barbaresco</em></strong> di produttori vari con annate vecchie fino al 1995;</p>
<p>una degustazione di 11 <strong><em>grandi Riesling del Danubio</em></strong>;</p>
<p>un “difficile” confronto fra 8 vini rossi <strong><em>Austriaci</em></strong> (Blaufränkisch-Franconia) con tre vini rossi <strong><em>Italiani</em></strong> da Sangiovese (Nobile di Montepulciano).</p>
<p>Durante il viaggio d’andata verso Merano avevamo pianificato delle visite ad alcuni produttori: l’occasione era troppo ghiotta per non sfruttarla.</p>
<p><strong>Maso Martis</strong> è una realtà di media grandezza con 12 ettari di vigne tutte al di sopra dei 450 m.s.l.d.m., ma che produce grandissimi spumanti con la conduzione tecnica di Antonio Stelzer e di Matteo Ferrari.</p>
<div id="attachment_2471" class="wp-caption aligncenter" style="width: 601px"><a href="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Pupitres394.jpg"><img class="size-medium wp-image-2471" title="Pupitres394" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Pupitres394-300x225.jpg" alt="" width="591" height="443" /></a><p class="wp-caption-text">Sala delle Pupitres di Maso Martis</p></div>
<p>Abbiamo assaggiato ottimi vini, ma il vero punto forte della casa sono gli spumanti!</p>
<p>La versione <strong><em>Brut</em></strong>, composto per il 70% da Chardonnay ed il restante è Pinot Nero, ha un finissimo perlage ed offre note fruttate ed affumicate al naso; molto fresco e molta mineralità alla beva, con note fruttate in persistenza.</p>
<p>Il <strong><em>Brut Riserva 2005</em></strong> è, naturalmente, molto più complesso del precedente; le percentuali dei due vitigni sono invertite: 70% è Pinot Nero ed il restante 30% è Chardonnay. La permanenza sui lieviti è di circa 24 mesi. Perlage impeccabile, dolci profumi di frutta esotica e frutto della passione accompagnate da note affumicate; alla gustativa è fruttato, sapido, abbastanza fresco, secco e con una nota amaricante in chiusura.</p>
<p>Il <strong><em>Brut Rosè 2008</em></strong> è uno spumante complesso, intenso e completo. Bel punto di rosa e con un perlage finissimo ed intenso; al naso sembra una spremuta di lamponi e piccoli frutti di bosco, accompagnati da note di tabacco e dalla solita nota affumicata. In bocca si ritrovano tutte le caratteristiche sperate ed in perfetto equilibrio: frutta, freschezza, consistenza, mineralità e persistenza. Da provare!</p>
<p>A chiusura della degustazione abbiamo assaggiato una bottiglia eccezionale: un <strong><em>Brut Riserva 2000</em></strong>.</p>
<p>Uno spumante che conserva intatta tutta la freschezza e la mineralità delle bottiglie più giovani, ma in più offre al naso delle piacevoli note di cioccolato bianco.</p>
<p>Purtroppo siamo arrivati sulla <strong>Collina Juval</strong> quando ormai era buio e non abbiamo potuto godere del bellissimo panorama testimoniato da alcune immagini. Abbiamo visitato la cantina dell’<strong>Azienda Unterortl</strong>, all’interno della quale c’è una parete rocciosa che degrada.</p>
<div id="attachment_2470" class="wp-caption aligncenter" style="width: 611px"><a href="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Unterortl405.jpg"><img class="size-medium wp-image-2470" title="Unterortl405" src="http://newwinejournal.it/wp-content/uploads/Unterortl405-300x225.jpg" alt="" width="601" height="449" /></a><p class="wp-caption-text">Cantina Unterortl</p></div>
<p>Le vigne si trovano su pendii molto ripidi del colle ad un’altitudine compresa tra i 630 e gli 850 m.s.l.d.m. Il &#8220;föhn&#8221; e le termiche ascensionali tendono a seccare tutta l’umidità portata dalle nuvole. La roccia conferisce il grande patrimonio minerale alle uve ed il calore necessario per crescer.</p>
<p>Le uve tipiche del territorio sono: Pinot Bianco, Riesling, Pinot Nero, Muller Thurgau, Glimmer, Gneis. Martin Aurich ci ha fatto assaggiare da tutte le botti in cantina sia i mosti di poco più di un mese, sia i vini di un anno ed infine gli stessi con un affinamento in bottiglia. Questa evoluzione ci ha dato la certezza di essere di fronte a vini semplicemente eccezionali che solo la sua cura maniacale può produrre.</p>
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