NUOVI PROBLEMI PER I VINI DEL MERIDIONE?
Nuovi problemi per i vini del nostro Sud? Speriamo di no, mi viene spontaneo dire, eppure una recente degustazione di oltre cinquanta vini rossi di alcune delle aziende più note lasciano qualche dubbio in chi scrive. I miei lettori sanno che ho sempre avuto una grande ammirazione e passione per i vitigni e i vini del nostro meridione: del resto come si fa a non apprezzare vini quali Graticciaia, Turriga, Aglianico del Vulture Titolo, Taurasi Mastroberardino, Etna Rosso GuardiolaTenuta delle Terre Nere, Passito di Pantelleria Ben Ryé, e altri ancora?
Eppure, degustando con due altri redattori del NWJ una domenica fa i vini rossi di aziende famose quali Regaleali e Tasca, Paternoster, Sardus Pater, Galardi, Planeta, Li Veli, Sant’Anastasia, Cottanera e altri ancora, qualche dubbio è affiorato. Per carità, tutti vini molto ben vinificati e ben fatti, anche buoni dal punto di vista della correttezza enologica, puliti, suadenti, anche grassi. Eppure, siamo rimasti spiacevolmente sorpresi dalla mancanza totale o quasi di emozione che abbiamo provato nell’assaggiare quelli che sono alcuni dei più famosi vini del nostro Sud. Ci tengo a precisare che le stesse aziende menzionate hanno avuto in batteria degli ottimi vini rossi comunque, come ad esempio lo splendido Cerasuolo di Vittoria e La Segreta di Planeta, il TascantE (Tasca Etna) di Tasca, il Taurasi di Urciuolo, l’Ischia Rosso dedicato a Mario d’Ambra di d’Ambra, per non parlare di molti bianchi piacevolissimi, però… Però succede che molto, troppo, spesso, quando si assaggiano i vini più importanti di queste case si cade nel visto e nel già visto, con vini che non sembrano più avere l’anima di qualche anno fa. Sarà stato anche un caso delle annate in degustazione, per la maggiore parte 2005 e 2006, ma certo mi è dispiaciuto non poco assaggiare alcuni dei miei vini preferiti e non essere particolarmente mosso da questo contatto. Ripeto, vini buoni, pieni di frutta matura, tannini levigati, trame tattili setose/carnose e anche grasse (e anche un po’ di alcol in eccesso, che purtroppo rende questi vini ancora più morbidi e grassi)… ma alla fine, non so quanti di questi vini ne acquisterò. Erano vini tutti troppo simili, uguali fra loro, e senza che si riconoscere facilmente i vitigni da cui i vini nascevano. Insomma, una delusione enorme. E questo è un peccato. Mi auguro la degustazione sia stata solo una degustazione “sfortunata” nella scelta dei campioni in esame, e che la prossima volta le cose andranno meglio, come non dubito, dato che la prossima tornata vede in batteria Passopisciaro, Terre Nere, Mastroberardino, Agricole Vallone, Santadi, Vadiaperti, e molti altri ancora. Ma credo che anche questo risultato, conseguito invero su un piccolissimo campione di vini in esame (e quindi, senza alcun significato scientifico statisticamente valido) debba essere tenuto a mente da chi produce vino: quando i vini incominciano a rassomigliarsi tutti, e quando non si riconosce più il vitigno base del vino in esame, allora subentra la noia. E poi l’oblio.
In questo numero di NWJ, un altro racconto dei vini degustati al recente Merano Winefestival, una bella analisi del Nero d’Avola, un piccolo racconto su una delle più belle realtà il cinesi in assoluto, l’azienda Le Potazzine, e tanto altro ancora.
Ma soprattutto, un BUONE FESTE da parte di tutti noi al New Wine Journal! Buona lettura, e ci vediamo nel 2011!