Buon anno a tutti i nostri lettori (che mi informano essere numerosi e crescenti di mese in mese: grazie a tutti!) e noi di NWJ riprendiamo il nostro cammino.
Tanti articoli interessanti a cura della nostra valentissima redazione: non perdetevi gli scritti di questo mese di (cito in rigoroso ordine alfabetico) Livia Belardelli, Antonio Di Spirito, Michele Longo, Sandro Naretto e Luciano Pavesio. Davvero interessanti.
Molte anche le novità con le quali inaugurare l’anno nuovo, alcune piacevoli, altre meno. Ci piace ricordarle qui, condividendo con voi alcune riflessioni e ricordi di chi ha condiviso, con molti dei protagonisti di queste notizie dell’ultima ora, momenti importanti e irripetibili.
Bicchierino. Non c’è più Gambelli, l’unico “Bicchierino” che contava davvero. A lui dedichiamo la copertina di questo numero. Il cielo se lo coccola, mentre noi povere anime terrene restiamo in balia di pseudo-esperti, tanti ma tanti, che tutta notte canta. Ricordo i pranzi che gli offrivo a Poggibonsi in cambio della possibilità di ascoltarlo, di imparare, di crescere. Negli anni, con lui, ho avuto opportunità di degustare tanti campioni di vini famosi, che gli venivano inviati a scopo di analisi e studio. Così anche grazie a Giulio ho imparato a capire di più la grandezza del sangiovese autentico, non quello che in molti spacciano per tale. I vini che a Gambelli devono molto sono tantissimi, come sono tantissimi coloro che amano il vino più elegante che gli devono altrettanto. Alzo dunque un bicchierino in tua memoria, Bicchierino nostro (ebbene sì, con la “B” maiuscola).
Porthos. Chiude quella che è stata, ed era, la migliore rivista di enogastronomia in Italia. Punto. Non volerla riconoscere tale vuole dire omologarsi a un certo andazzo italico fatto di invidia e nel quale nessuno (poiché quasi sempre raccomandati) vuole mai riconoscere la bravura o i meriti degli altri. Un modo di fare che non esiste in genere nel mondo anglo-sassone dove la voglia di lavorare, l’abnegazione, la meritocrazia, il senso del dovere vengono invece tenute nel giusto conto. E difatti quei paesi vanno avanti, la nostra Italia è per molti versi … al palo. Porthos, pur con i suoi difetti, è stata una boccata d’aria fresca che ha dato spazio e possibilità a una pletora di giovani e meno giovani, e taluni grandissimi, wine writers o appassionati di vino italiani. Cito a memoria, e mi scuso per eventuali dimenticanze, i vari Castagno, Francesco Falcone, Luca Santini, Samuel Cogliati, Luca Mazzoleni, e tantissimi altri ragazzi che hanno fatto una scelta consapevole di lavorare non per la gloria ma per una visione del vino che esulava, e non veniva modificata, da chi faceva quale inserzione pubblicitaria. Abbiamo informato, erudito, e affrontato temi nuovi. Io non ho difficoltà a dare a Sandro Sangiorgi quel che è di Sangiorgi; ad esempio, primo fra tutti, mi permise di scrivere di vitigni autoctoni, una serie di articoli fondamentali (del 2000) quando nessuno di autoctoni parlava o scriveva ancora; articoli che hanno poi, unitamente a quelli da me scritti per il Gambero l’anno seguente, portato alla publicazione della prima guida ai vitigni e vini autoctoni d’Italia, e lanciato la moda degli stessi in Italia (scripta manent, ergo le date di publicazione). Ma altri di autoctoni in quell’epoca, lo ricordo non bene ma benissimo, non ne avevano voluto sapere, Sandro invece vide la luce. Certo, lo so bene, Porthos qualche difetto lo aveva, e Sandro, grandissimo comunicatore nell’alveo della lezione in aula, ha forse qualche limite nella gestione degli uomini (sennò non avremmo assistito a tale diaspora…) e il carattere invero un po’ troppo “moschettiere” qualche danno negli anni glielo ha creato; ma nessuno è perfetto, e quindi… comunque sia, tutti noi gli dobbiamo un grazie, come anche a Porthos, per quella che è stata non solo una esperienza nobile, ribelle e disperata, ma molto, molto di più.
I blog. Chi mi conosce sa bene che li frequento non poco, pochissimo, ma meno ancora. Vogliamo fare qualcosa per migliorare l’Italia? Incominciamo allora ad evitare quei luoghi dove individui maleducati e invidiosi scrivono solo la loro gelosia verso coloro che hanno saputo ottenere qualcosa attraverso la passione e il lavoro, senza però fare di tutta un’erba un fascio. Qualche blog buono e interessante esiste; mi permetto solo di consigliare a tutti coloro che amano davvero il vino e questo nostro bellissimo mondo di evitare, di annullare, di azzerare quei blog dove si polemizza e basta dove le parolacce sono all’ordine del giorno. Non servono a nessuno, e non fanno del bene. Invece, solo a titolo di esempio, leggetevi qualsiasi cosa scritta da Luciano Pignataro, un grande.
Buona lettura a tutti e buon inizio anno!